martedì 18 dicembre 2007

La Périphérique (3)

"Mettete fine ai vostri problemi di infestazione".
Passando lungo Porte de Montreuil, da dove ho ripreso la mia seconda tappa lungo le brutture della Périphérique parigina, non si può ignorare la gigantesca insegna di questo negozio di insetticidi.
Un modo agghiacciante per reclamizzare dei prodotti repellenti.

Rimonto sul fido autobus PC2 e riparto in direzione nord.
Porte de Montreuil

Ecco una cosa difficile da trovare a Parigi: una bella chiesa.
Certo, in questa immagine una luce sfavorevole sega in due la facciata, rendendola ancora più sgraziata, ma credo che nemmeno l’illuminazione più dolce e soffusa del pianeta potrebbe migliorare l’aspetto di Nôtre Dame de la Paix, dalle parti di Prés Saint-Gervais.

Nôtre Dame de la Paix


Sono solo le 4 del pomeriggio e la luce comincia già a scarseggiare. Inoltre, le pozze d’acqua per terra sono tutte gelate e le mie dita dei piedi stanno per imitarle. Dovrò quindi interrompere il mio tragitto a Porte de la Villette.
Ma poco prima – nota di attualità – trovo affissi sotto il losco cavalcavia di Place de la Porte de Pantin dei manifesti che inneggiano al “fratello Gheddafi. Guida del commando popolare Islamico mondiale”. A proposito, qui non glien’è fregato niente a nessuno della visita di Gheddafi in Francia (o meglio: hanno tutti accuratamente evitato di farci caso...). È molto più interessante la relazione fra Sarkozy e Carla Bruni.

Gheddafi a Parigi


Da un lato del cavalcavia si erge un’altra chiesa, peggio della precedente, schiacciata fra una rampa di accesso alla superstrada e un Holiday Inn.

Chiesa a Porte de Pantine

Dall’altro lato, un palazzotto stile uffici della Olivetti ospita una scuola elementare.
Alle finestre, dei messaggi disegnati dai bambini gridano all’esterno: “Sostegno agli alunni sans-papiers”. I cartelli si riferiscono ai figli degli immigrati clandestini, a volte nati e cresciuti in Francia, ma che si vedono espulsi quando i genitori vengono scoperti e ricacciati in un mondo che non é più il loro.

Scuola elementare in Rue de la Marseillaise Scuola elementare in Rue de la Marseillaise

Infreddolita, mi avvio verso la metropolitana. Alla prossima tappa!

lunedì 10 dicembre 2007

La Périphérique (2)

Come annunciato nel post del 6 dicembre, ho cominciato a percorrere la Périphérique parigina a caccia delle sue numerose bruttezze.

La prima spedizione parte da Pont du Garigliano, capolinea del tram T3.

Qui arieggia un’atmosfera di solitudine e distanza. Sul ponte che supera la Senna trovo, oltre a un vento violento che mi sballonzola, una bizzarra struttura colorata. Mi avvicino: all’interno è attaccata una scatola rossa con una cornetta. Una targa spiega che questa è la cabina telefonica di Sophie Calle. Lei è la sola a conoscerne il numero e ogni tanto chiamerà per sentire se c’è qualcuno a rispondere. Bhà, questi artisti…. Giudicate voi se è un’idea bella, brutta o semplicemente una stronzata.

Pont du Garigliano



Supero Porte de Versaille e Porte d’Orléans, fino ad arrivare a Poterne de Peupliers, una vera bottega degli orrori.
La palma – nel vero senso della parola – va ad un’altra opera d’arte: delle sagome di palme che appaiono e scompaiono in modo casuale e imprevedibile. L’intenzione è di sorprendere il passante con un oggetto chiaramente fuori luogo, ma a me mettono solo tristezza. La prima foto le mostra in versione a riposo. La seconda (verrà presto) in fiera erezione.

Palme a Potern de Peupliers

Poco lontano, lungo dei binari abbandonati, spuntano delle baracche miserabili. Una bandiera beffarda ricorda che siamo ancora nella civile Francia.

baracche a Poterne de Peupliers

Altro luogo notevole della zona: il Monumento alle Madri Francesi, categoria non molto popolare da queste parti, almeno a giudicare dalla mestizia dell’opera che la commemora. Il monumento sembra più un sepolcro o un Altare ai Caduti.

Monumento alla Madri Francesi

Ma ecco un barlume di poesia sul parapetto di un ponte: sopra un divieto d’affissione di 126 anni fa, qualcuno ha riempito il vuoto con una freccia di mani che indica il cielo.

Mani verso il cielo

Porte de Choisy
Proseguo fino a Porte de Choisy, la China-town parigina. Da qui parte Avenue de Choisy, che arriva fino a Place d’Italie in un susseguirsi ininterrotto di ristoranti cinesi, vietnamiti e cambogiani, negozi di forniture per ristoranti asiatici e supermercati di prodotti non identificabili.
L’obiettivo della mia macchina fotografica non riesce a includere in una sola immagine la selva di casermoni e case torri, dove sono stipati migliaia di cinesi. Curiosamente, molti di questi edifici portano il nome di una città del nord Italia: Bergame, Mantua, Ravenne, ecc. Chissà cosa direbbe Bossi nel vedere le sue care cittadine invase di extra-comunitari…

A Porte d’Ivry salgo sull’autobus PC2, direzione Porte de la Villette.
Scendo in Boulevard Poniatowsky, poco dopo il nulla assoluto del Pont du Bercy. Da qui si ha una panoramica completa sui grattacieli di Porte de Choisy, i binari che corrono fino alla Gare de Lyon e dei capannoni di fabbriche inquinanti.

pont de Bercy

Stremata da tanto orrore, ho la forza di arrivare solo fino a Porte Dorée. Il quartiere è elegante e piacevole, ma la Minerva dorata che troneggia in fondo ad una doppia fila di palme (questa volta vere; devo tornarci a Marzo per sapere se e come hanno superato l’inverno) mi sembra surreale e di cattivo gusto. La statua, poi, ricorda la donna-robot di Metropolis…

Porte Dorée


Spero di continuare il mio itinerario domenica prossima. Ma è già stato annunciato un nuovo sciopero a partire da giovedì. Speriamo in bene…

giovedì 6 dicembre 2007

la Périférique (1)

Basta con gli scorci romantici di Montmatre, i primi piani della Tour Eifell e il riflesso di Notre Dame sulla Senna.
Parigi è anche una gran quantità di luoghi orrendi. Per ben dimostrarlo, ho deciso di immortalare i posti peggiori che si possono incontrare percorrendo tutto il Boulevard Périférique, la cintura che circonda il comune di Parigi e segna il confine con l'altrove indefinito della Banlieu.

Percorrere l'intero periplo parigino non è difficile: esistono 4 mezzi pubblici molto pratici ed efficienti (come tutti i mezzi pubblici qui).
Il capo sud-ovest, Pont du Garigliano, è unito al capo sud-est, Porte de Choisy, dal placido tramway T3.
Appena scesi dal T3, ecco subito ad attenderci l'autobus PC2, che ci porta fino all'estremo nord-est, Porte de la Villette.
Da qui si prende il PC3, che arriva a Porte de Champerret.
Infine, il cerchio si chiude con l'autobus PC1, che ritorna al Pont du Garigliano.

Dato che siamo ai confini cittadini, la maggior parte dei posti si chiama "Porte de... qualchecosa". Da tutte queste "Porte" si raggiunge qualsiasi luogo della Francia.

Perchè se tutte le strade portano a Roma, tutte le strade partono da Parigi (almeno questa è l'opinione dei francesi....).

mercoledì 28 novembre 2007

Sciopero! Sciopero!

Venerdì scorso i rappresentanti dei lavoratori in sciopero hanno firmato un accordo per cessare le proteste. Due settimane di disagi e trambusto sfumati nel nulla!
Secondo la mia proprietaria, questo sciopero aveva un significato ideologico particolare: per la prima volta i manifestanti erano più determinati a portare avanti le agitazioni dei loro portavoce stessi, i quali, infatti, alla fine hanno ceduto a negoziazioni sfavorevoli.
Si trattava di vedere se il Piccolo Imperatore Sarkò è così onnipotente come lui per primo cerca di apparire. Gli esiti della vicenda non hanno smentito questa impressione.

I miei amici italo-francesi mi avevano avvertito, con un lampo di terrore negli occhi, che qui la “gréve” francese è leggendaria e temutissima. Non circola più un treno e spostarsi è davvero impossibile.
Martedì 23 ottobre, prima mattina di sciopero, avevo una delle mie ultime lezioni di francese all’Alliance Française. Abitavo ancora a sud del 15esimo arrondissement, a pochi kilometri dalla scuola, e ho pensato che se non avessi trovato nessun metrò, potevo comodamente arrivarci a piedi. Uhm… non è stato così comodo… Ho impiegato più di un’ora e sono arrivata sudata fradicia. A lezione eravamo 3 invece di 12!

La seconda ondata di scioperi è cominciata mercoledì sera 13 novembre e forse è stata peggio della prima. Almeno la prima volta era chiaro che non esisteva alcun mezzo di locomozione pubblico e che era inutile aspettare nelle stazioni e alle fermate. Questa volta, invece, hanno spalmato nel tempo le astensioni, garantendo un minimo di servizio sulla maggior parte delle linee, ma rendendo ogni singolo viaggio peggio di una spedizione nel Borneo.
Le metropolitane erano piene in modo angosciante e pericoloso. La gente, all’apparire miracoloso di un treno, si lanciava all’arrembaggio dei vagoni, rischiando di spiaccicare chi già era dentro. Spintoni e insulti. Leggende metropolitane fra i corridoi: “ pare che sulla 4 circoli un treno su due…”.

Disagi e tensioni a parte, lo sciopero ha offerto uno spettacolo interessante di civiltà e savoir-vivre.
I giornali hanno elogiato la capacità dei parigini di arrangiarsi e trovare sistemi alternativi per muoversi: pattini, monopattini, skateboard e biciclette.
E’ stato il trionfo dei velib’, le biciclette pubbliche sparse per tutta la città, affittabili a ore in modo semplice ed autonomo. Nonostante il prezzo del noleggio sia un po’caro (a mio avviso, almeno), queste bici sono diventate presto una moda. Non c’è niente di più “cool” adesso a Parigi che girare in velib’….
Di necessità virtù: la richiesta dei velib’ è raddoppiata nei giorni di sciopero.
Qualcuno ha addirittura proposto di mantenere questo “stile di vita ecologico e salutare” anche dopo lo sciopero… ma col cavolo!
Finito lo sciopero, l’interesse di tutti è ora rivolto agli scontri che stanno infiammando di nuovo la Banlieu. A sentire i telegiornali – allarmisti per definizione – pare che questa volta sia peggio dell’anno scorso. Un nuovo evento mediatico su cui concentrare l’attenzione di noi cittadini annoiati. Evviva!

domenica 11 novembre 2007

La Casa Francese

La scarsa igiene della case inglesi é giustamente proverbiale, ma non bisogna sottovalutare il livello di lercio e di disordine che riescono a raggiungere le abitazioni francesi.

La casa dove mi trovo adesso ne é un esempio perfetto: gnocchi di polvere che si sono organizzati in un sindacato, una patina indefinita e inamovibile su tutte le superfici, un disordine pittoresco dove si depositano leggiadri chili e chili di peli di gatto.
Per pudore, allego un'immagine del cortile interno che si vede dalla cucina. Preferisco evitare la visuale sulle macchie di epoca napoleonica che ricoprono le piastrelle, anche se hanno creato una decorazione inedita....

Nonostante il caos e lo sporco, questa casa mi é piaciuta subito appena l'ho vista, perché era evidente che non avrei dovuto portare le pattine.
Insomma, qua mi trovo bene!

mercoledì 7 novembre 2007

la mia nuova stanza!

Clicca sull'immagine per ingrandirla!Ecco l'immagine panoramica della mia nuova stanza!
Il quarto cuscino appoggiato sul letto è il gatto Titan.

martedì 6 novembre 2007

Il matrimonio valenciano

Viva gli Sposi!Venerdì Carmen e Jaime si sono sposati.

Originale e un po’ sadica la scelta di celebrare il rito all’aperto di sera. Va bene che siamo in Spagna, ma il 2 di novembre fa abbastanza freddo anche li…
Geloni a parte, è stata davvero una festa. Sontuosa per il tono della cerimonia, per i quasi 200 invitati (anche se per gli standard locali eravamo in pochi) e per la raffinatezza delle portate.
Ma davvero semplice, per una volta, per la sincerità e la felicità degli sposi e degli invitati.

La cerimonia si svolge pressappoco come da noi.
Gli sposi, di loro iniziativa, hanno chiesto agli amici di pronunciare un breve discorso durante la funzione: momenti di lacrime e commozione.
Una delle poche differenze rispetto all'Italia è che non si danno le bomboniere con i confetti, ma il padre della sposa fa un regalo a tutti gli uomini presenti e la madre dello sposo a tutte le donne. Di tradizione, il regalo per los hombres è un sigaro, ma dato che ormai nessuno li fuma più, il papà di Carmen ha optato per una penna e una piccola torcia.
La mamma di Jaime ci ha regalato un filo di perle di fiume.

giovedì 1 novembre 2007

Madame Lutz ha detto si

Ci siamo accordate due martedì fa e ho firmato venerdì, ma fino a quando non ho portato le valige e non ho preso possesso della stanza, non ci volevo credere. Per scaramanzia non ho detto niente a nessuno, fino all'ultimo!
Ma da oggi è sicuro: ho preso in affitto una bella camera a Porte d'Orléans, nella parte meridionale di Parigi. La mia locataria, Madame Lutz, è una signora giovanile e simpatica, con una figlia a Siviglia per fare l'Erasmus. Ha persino due bellissimi gatti, Crevette e Titan, e la connessione wi-fi in tutta la casa. La stanza è luminosa e ben arredata. La zona è tranquilla e autentica, niente turisti ma veri parigini. Meglio di così!
So bene che dover vivere con qualcun altro, per di più il proprietario stesso della casa, limiterà parecchio la mia libertà, ma del resto non sono venuta fino a Parigi per starmene rinchiusa fra quattro mura! E poi, per il momento, un appartamento tutto mio me lo scordo…Sono solo un po' dispiaciuta di lasciare il mio coinquilino Luca, l'uomo giusto al momento giusto, che è arrivato improvviso e inaspettato a salvarmi da una situazione di merda. Dato che anche lui non sta passando un bel momento, dal reciproco aiuto e dalla reciproca comprensione è nata subito una grande amicizia.

Mi sono appena installata, ma non ho ancora dormito la mia prima notte nella nuova stanza.
Infatti il pomeriggio sono subito ripartita. Destinazione: Valencia, dove mi trovo adesso, per il matrimonio di Carmen e Jaime!

martedì 30 ottobre 2007

ma non è nemmeno Novembre!

... e hanno già montato le prime decorazioni natalizie sugli Champs Elysée.
Per la gioia dei turisti, suppongo.
Bisogna ammettere, ad ogni modo, che lo spettacolo degli Champs Elysée illuminati a Natale è davvero impressionante. Perfetta manifestazione della famosa grandeur francese.

lunedì 29 ottobre 2007

Umorismo belga

In Francia i Belgi sono i protagonisti tonti delle barzellette, come da noi i carabinieri.
Eppure anche loro hanno delle battute interessanti sui Francesi.

Per esempio:

Come si fa a diventare ricchi?
Si compra un francese per quello che vale e lo si rivende per quello che lui stesso si stima.

giovedì 25 ottobre 2007

French Can Can

Ieri sera sono stata al Moulin Rouge. Non per cantare o ballare - anche se il mio stacco di coscia me lo potrebbe permettere - e nemmeno per assistere ad uno spettacolo. Bensì per dare lezioni di italiano ad una ragazza che lavora alla prenotazione clienti.
A quanto pare, il gran numero di connazionali pervertiti che fanno la fila per vedere 2 tette al vento giustifica queste costose lezioni private.
La mia alieva mi ha anche mostrato l'interno del teatro: una gran sala tutta sfavillio di luci e specchi, occupata da lunghi tavoli disposti a raggera intorno al palco e apparecchiati tipo Cenone di Capodanno, dove mangiano i clienti prima dello spettacolo.
No, non ho visto le ballerine, e non ho intenzione di intrufolarmi nei camerini per fare foto osé alle ragazze che si cambiano.

Casualmente, proprio ieri sera dovevo andare a dormire non lontana dal Moulin Rouge. Infatti, al momento di trasferirmi nell'attuale monolocale, il mio coinquilino mi aveva chiesto di lasciargli libero l'appartamento per due notti, perché doveva invitare un'amica.
Così ho trovato un ostello a Barbès, zona pittoresca abitata in prevalenza da immigrati arabi, poco distante da Pigalle. Ci sono arrivata a piedi dal Moulin Rouge, direttamente dopo la lezione.

La strada che va dal Moulin Rouge a Pigalle é un susseguirsi ininterrotto di negozi e locali dai nomi vagamente allusivi: Sex Machine, Pussy's, Sexodrome, Supermarche Erotique, Frou Frou, Sex O!, ecc ecc.
Che noia. Me ne sono andata a dormire alle nove e mezzo!

lunedì 15 ottobre 2007

Foto della Cina (2)

Un mese e mezzo dopo il mio ritorno, finalmente ho finito di mettere on line le foto della Cina!

Sono all'indirizzo:
http://www.flickr.com/photos/50952705@N00/sets/72157601764008151/

Per parlare, invece, della nuova convivenza, per il momento non posso dire molto perchè il mio coinquilino è partito venerdì e tornerà mercoledì.
Posso dire, però, che la sistemazione è anonima e persino la zona intorno mette malinconia!
Ma sono stata fortunata a trovare una simile occasione. E poi è ancora tutto in divenire!

mercoledì 10 ottobre 2007

Deus ex machina (per continuare col latino)

Miracolo!
Due sere fa, mentre passavo il peggiore compleanno della mia vita, mi é caduto dal cielo un vero miracolo: una sistemazione, improbabile e sempre provvisoria, ma almeno sicura per un po' di tempo.

Mia sorella ha fatto partire una incredibile catena dell'ammmmore, che ha raggiunto un amico di un'amica di una sua amica. Questo amico vive solo a Parigi in un residence triste e anonimo, ma con un letto in più, e mi ha proposto il letto che gli avanza!
Anche lui sta cercando un alloggio migliore, e prima o poi lascerà il residence. Ma nel frattempo, io avro' un po' più di tempo e serenità per cercare una sistemazione seria.
Vedremo come sarà questa convivenza in 20 mq con uno sconosciuto.

venerdì 5 ottobre 2007

INGE(G)NERI

Per quanto riguarda gli INGENIERI al posto degli INGEGNERI, cari marcoB e pangi, puo' capitare a tutti di perdere una G!!!
Per dare un'idea di quanto sono cotta: oggi dovevo scendere ad una fermata della metro per fare un cambio, ma stavo dormendo e sono passata oltre. Allora ho ripreso la stessa linea in direzione opposta, ma ho di nuovo dimenticato di scendere!!!
Alla terza, mi sono concentrata con tutte le mie forze e sono riuscita nella difficile impresa.
Sono tornata a casa per miracolo.

martedì 2 ottobre 2007

io sono, tu sei, egli è....

Questa mattina ho tenuto la mia prima lezione di italiano per stranieri.
I miei alunni sono 3 giovani ingenieri, che lavorano per la filiale francese di un'azienda di Bergamo.
Erano al loro secondo giorno di lezione e dovevo già spiegargli tutta la coniugazione dei verbi Potere, Dovere, Volere, Andare e Venire. Gli ultimi due mi sono dimenticata di dirglieli.
Sono parecchio sconcertata dalla scarsa serietà di questa scuola....
Quando ho mandato il mio CV in giro per scuole di lingua, credevo che si facesse un po' di formazione a chi, come me, è nuovo del mestiere.
Invece, mi hanno gettata - dilettante allo sbaraglio - in mezzo a 3 innocenti creature, che non spiaccicano una parola di italiano, senza conoscere alcun metodo didattico e priva di adeguato materiale di supporto.
E' tutto affidato all'esperienza del formatore, e dato che la mia esperienza è pari a zero, ho fatto abbastanza pena....
Domani si replica!
Tengo le dita incrociate.....

venerdì 21 settembre 2007

Steven Wolla

Come da suggerimento di Ugo, scrivo un breve resoconto del concerto di Steve Hogarth (hei, ma non é lo stesso nome della scuola di magia di Harry Potter?), al quale ho assistito per sbaglio sabato 15 settembre, qui a Parigi.
Non conoscevo il cantante dei Marillion, e i Marillion tantomeno, ma adesso che l'ho visto esibirsi, posso dire che la mia vita é cambiata.

Innanzitutto, devo ringraziare la fantastica Wonder, che mi ha regalato il biglietto per il magico evento e che mi ha fatto scoprire cosa puo' combinare un inglese solo davanti un pianoforte.

Il concerto si teneva al Théâtre de l'Européen, una sala accogliente e raccolta, ma di dimensioni familiari e priva di impianto di condizionamento. Questo ha fatto si che dopo 10 minuti si grondasse già tutti dal sudore.
Steve Hogart, da me ribattezzato Steven Wolla (non chiedetemi perché, non lo so nemmeno io), ha cantato e parlato per 2 ore e mezza, cosa ammirevole, se si considera che era da solo sul palco, ma abbastanza sadica, data la tamperatura della sala.
Ammetto, cara Wonder, che il tuo Steve ha una gran bella voce e suona proprio bene, ma perché - pero' - non fa mai della canzoni un po' più vivaci???
Vabbé, cara Wonder, lo sai che lo dico per romperti un po' le palle e che in realtà mi sono divertita... ;-)

giovedì 20 settembre 2007

Parigi ai parigini

Domenica scorsa sono partiti tutti i turisti. A meno di non piazzarsi proprio di fronte a Notre-Dame o lungo la scalinata che porta al Sacré Coeure, in giro si vedono solo parigini.

Sono qui da 11 intensi e lunghi giorni.
La prima settimana ho cercato corsi di francese, possibili lavori e una sistemazione, tutto allo stesso tempo.
Lo sforzo di fare più cose contemporaneamente mi ha fruttato solo un gran mal di testa.
Per il momento, dopo tanto girare, mi sono rassegnata a iscrivermi alla prestigiosissima e costosissima Alliance Française, la migliore scuola di francese per stranieri. Scusate se é poco!

martedì 4 settembre 2007

Foto della Cina!!!!

Ho messo le prime foto della Cina al mio solito indirizzo Flickr: http://www.flickr.com/photos/50952705@N00/sets/72157601764008151/

Le prossime le aggiungo con calma un altro giorno...

giovedì 30 agosto 2007

Qualcuno apra la finestra! L’aria è viziata!

Piazza Tianammen di notte

Appena scesi dal pullman che ci ha portati dall’aeroporto al centro di Pechino, siamo stati assaliti da una aria puzzolente di cloro. (S)Fortunatamente, il naso si è abituato in fretta e la nostra visita non è stata compromessa in alcun modo dall’inquinamento soffocante.
Non mi aspettavo molto dalla caotica ed enorme Pechino, invece è stata una scoperta continua e piacevolissima. Soprattutto mi ha colpito sentire che, nonostante l’immensità mostruosa, l’avanzare dei cantieri e il traffico folle, questa città mantiene ancora un carattere e un’umanità eccezionali (ad esclusione degli odiosi tassisti). Peccato esserci stati così poco!

La prima mattina era nuvoloso e piovigginava. Volevo visitare la Città Proibita, ma il cielo grigio, la gran folla di turisti e le molte impalcature in vista delle Olimpiadi, me ne hanno fatto passare la voglia. Mi sono limitata a contemplare il faccione di Mao, sempre rubicondo e rassicurante, che veglia l’ingresso settentrionale della Città e getta il suo lungo sguardo su tutta Piazza Tian’ammen. Camminare per Piazza Tian’ammen è davvero emozionante, soprattutto se si pensa a che cosa è successo e a cosa rappresenta. Ovviamente, sono pensieri che meglio tenere per se’…. Adesso i cinesi sono troppo occupati a guardare la televisione, a diventare ricchi se lo vuole lo Stato, a vestire occidentale e fare affari.
Ho passato il resto della mattina in una enorme libreria a ovest della Città Proibita. La passione dei cinesi per i libri deve essere notevole, perché le librerie sono sempre affollatissime e piene di persone che leggono a sbafo.
Il pomeriggio avevamo appuntamento con due amici pechinesi di G., una coppia di medici che insegnano Qi Qong. I due dottori abitano in Ma Lin Dao Lu, la strada del tè, ovvero una via esclusivamente di negozi all’ingrosso e dettaglio di tè. Si trova vicino al centro, infatti per raggiungerla dal nostro albergo, dietro Piazza Tian’ammen, abbiamo impiegato SOLO un’ora.
Ci hanno portato a comprare il tè in un negozio di fiducia, dove il proprietario ci ha fatto assaggiare tutte le qualità che eravamo interessati a comprare.
Ma l’esperienza più interessante è stata poter entrare in una casa di veri pechinesi: un monolocale al 13esimo piano di un palazzone nuovissimo, cucinino, bagno e una sola stanza che funge da soggiorno e da camera da letto.
La sera siamo andati a cena a “casa di Mao” (Maojia), una catena di ristoranti eleganti, che espongono un grande busto di Mao all’ingresso.

Avevamo a disposizione solo un altro giorno e abbiamo deciso di dedicare l’intera mattinata al Tempio del Cielo. Ed stata un’ottima scelta. Ho fatto il biglietto cumulativo per tutti i monumenti, uno più bello dell’altro. Nonostante la solita orda di turisti, che rende tutto plastificato e finto, gli edifici sembrano usciti da una fiaba orientale. Il parco intorno è ampio e popolato da tantissime persone che si svagano cantando, suonando e dedicandosi alle più varie attività sportive.
Siamo rimasti fino a pranzo, quando dovevamo incontrare un’altra amica cinese di G.
Siamo andati tutti insieme a mangiare la famosa anatra alla pechinese. Il piatto da solo è quasi un pasto completo: oltre alle fette di anatra, portano una densa salsa di cottura, varie verdure e delle piadine sottili cotte al vapore. Bisogna intingere l’anatra e le verdure nella salsa e riporre il tutto nelle piadine. Poi si arrotolano e si mangiano come piccole crepes. L’insieme è buonissimo, ma piuttosto consistente. Infatti è ancora nel mio stomaco che starnazza…
Per digerire, abbiamo fatto una lunga passeggiata nella zona di Liu Li Chang Lu, l’antica via dei pennelli, oggi sfilata di negozi di souvenir dozzinali, ma anche di stampe costose ed antiquariato. Senz’altro non ha più nulla del fascino originario, ma è ancora piuttosto divertente e molti negozi sono di qualità. La strada termina nell’intrico degli hutong, i vicoli angusti e caotici tipici della vecchia Pechino. Le case sono a un solo piano, con un ingresso aperto su uno stretto cortile interno. Danno l’impressione di essere un po’ cadenti e malsani. Ma non c’è problema! Li stanno radendo al suolo, per trasferire forzatamente gli abitanti in orridi palazzoni in periferia. Un amico di G., che abitava vicino un quartiere di hutong, racconta che la notte sentiva la gente urlare perché non voleva lasciare le proprie case…
Abbiamo proseguito verso est, fino ad una rumorosa via commerciale, dove abbiamo incontrato un’antica fabbrica di scarpe tradizionali, che ha calzato persino Mao & C.
Ancora un hutong a sinistra, e ci siamo ritrovati nel lato meridionale di Piazza Tian’ammen. Qui abbiamo salutato l’amica si G. ed abbiamo terminato la serata in bellezza, ammirando le prime luci che si accendevano in Piazza Tian’ammen e scivolando in Wang Fu Jing Road, la via semi-pedonale dello struscio e dello shopping fino a tardi.
Pechino mi manchiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Lhasa-Pechino: 17 ore di ritardo

Dovevamo partire da Lhasa il 24 agosto sera, ma il nostro aereo è arrivato in ritardo e non è più riuscito a ripartire. Infatti, dopo una certa ora, per un fenomeno dovuto all’altitudine, accade spesso che gli aerei non riescano più a decollare da Lhasa a causa della scarsa pressione atmosferica. Così ci hanno impacchettato e condotto in un albergo di extralusso, con cena e pernottamento spesati. Sveglia alle 4.30 per essere all’imbarco alle 7.
Altro curioso fenomeno, non si sa se atmosferico, tecnico o solo folle cineseria, mentre esiste un volo diretto Pechino-Lhasa, non esiste il volo contrario. Per andare da Lhasa a Pechino è necessario fare scalo a Chengdu. Dopo la levataccia del mattino, ci hanno fatto aspettare 6 ore a Chengdu prima di ripartire per Pechino! In questo modo abbiamo perso un intero prezioso giorno nella Città Celeste. Uffa!

venerdì 24 agosto 2007

Last Lhasa

Preghiera al Tempio di Jokhang

Ecco arrivato l'ultimo giorno a Lhasa.
Ieri ho finalmente visitato il Tempio di Jokhang. Nonostante sia il tempio piu' importante di Lhasa e i miei compagni di viaggio che c'erano gia' stati mi assicurassero che e' un posto speciale, ero molto indecisa sul fatto di visitare l'ennesimo tempio buddista. Per fortuna ho cambiato idea.
Questo tempio e' davvero diverso rispetto a tutti gli altri, non tanto per le achitetture (comunque fantastiche) o per la qualita' delle statue e degli ornamenti, ma per l'atmosfera e l'intensa partecipazione dei fedeli.

Appena oltre l'ingresso si apre un vasto cortile affollato di pellegrini. Davanti il cortile, una porta conduce al cuore del Tempio, una vasta sala con molte cappelle, dove la gente si prosta e sfila lanciando banconote sulle statue.
Al piano superiore ci sono gli alloggi dei monaci. Da qui si ha una visuale da una parte del cortile, dall'altra di tutta Lhasa fino al Potala.

Alle 14.30 stavo per uscire, quando ho visto i pellegrini affrettarsi verso il cortile. All'improvviso i monaci, dal piano di sopra, hanno cominciato a cantare mantra ipnotici, diffusi nel cortile attraverso degli amplificatori. Mi sono venuti i brividi! Ho chiesto a un monaco a che ora terminasse la preghiera e mi ha risposto alle 16.30.
Uhm... Il mio misticismo e' calato bruscamente. La mia scarsa spiritualita' non mi ha consentito di sostenere due ore di mantra e me ne sono uscita a fare shopping...
Pero' sono tornata alle 16.30, sperando di vedere l'uscita dei fedeli. Ma non ho notato un movimento particolare. Forse non ho capito cosa mi ha detto il monaco...

Oggi partiamo per Pechino. Il Tibet mi manchera'! Abbiamo visto cose bellissime e bruttissime, conosciuto gente disponibile e sorridente, ma anche gente sgarbata e approfittatrice. Come spesso accade nei luoghi non proprio ricchi, ci sono persone che regalano sorrisi sinceri e altre che vogliono solo spremere i turisti, posti incantevoli e cumuli di spazzatura.
Insomma: bisogna essere pronti a tutto!

giovedì 23 agosto 2007

Kumbum

Per problemi tecnici, scrivo il resoconto degli ultimi 5 giorni con un po' di ritardo.
La maggior parte del nostro gruppo ha concluso la propria vacanza con la visita alla Valle dello Yarlung. Da 14 siamo rimasti in 3!
Mentre salutavamo gli altri, G., M. ed io abbiamo avuto la sensazione che stesse per iniziare una nuova vacanza, completamente diversa dalla precedente.
E in effetti, per il momento, e' stato cosi'. Adesso muoversi e prendere decisioni e' semplice e veloce. Prima dovevamo discutere ogni cosa...

La sera siamo tornati a dormirea a Lhasa e la mattina dopo abbiamo ripreso l'amata jeep, per cominciare un giro di 3 giorni nella zona di Shigatse.
Shigatse, seconda citta' del Tibet, si trova a 250 KM a ovest di Lhasa, sulla via per Kathmandu. Questo percorso e' uno dei piu' frequentati dai turisti. Le strade sono - in media - in ottimo stato e negli alberghi funzionano tutte le tubature.
Sono lontani i giorni del Kham, quando i bambini ci additavano sgranando gli occhi: "Vai guo ren!", stranieri!
Nei ristoranti spendiamo il doppio e in due occasioni ci hanno persino portato delle FORCHETTE, strumento misterioso che non ho mai visto nemmeno a Shanghai.
Sovraffollamento di comitive a parte, in questi 3 giorni abbiamo visto dei posti stupendi.

Il primo giorno abbiamo preso una deviazione verso sud, per ammirare dall'alto di un passo a 4794 m il Yamdrok-tso, uno dei quattro laghi sacri del Tibet.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Shigatse, ma si e' messo a piovere e il cielo grigio ha reso tutto triste e deprimente.

Il secondo giorno, sempre accompagnati da una pioggerellina fastidiosa, siamo arrivati a Gyangtse.
Il brutto tempo non e' riuscito a rovinare una fra le piu' belle cittadine fra tutte quelle visitate in Tibet.
La citta' e' collocata in modo scenografico ai piedi di cime brulle e aguzze. Da uno dei cucuzzuli appuntiti incombe il Dzong, la fortezza posta a difesa dellea citta'.
Il quartiere tibetano e' tranquillo e pieno di mucche legate davanti alle porte.
Ma cio' che rende famosa Gyangtse e' il suo Kumbum, il piu' grande chorten del Tibet (per chi non lo sapesse, il chorten e' quella struttura a panettone con puntale in cima - il Natale non c'entra - che serve a canalizzare in un punto le energie che ci circondano). L'edificio e' composto da 4 piani, sovrapposti come una torta a strati, percorribili attraverso delle terrazze esterne. Lungo le terrazze si aprono 77 cappelle, accuratamente affrescate e decorate. Dalla cima, sormontata da una cupola dorata, si ammira un panorama emozionante sui monti e la campagna circostante.
Accanto il Kumbum, sorge un Monastero stranamente scampato alla Rivoluzione Culturale, dove sono conservati affreschi e splendide statue lignee di influenza indiana.
Il terzo giorno siamo tornati a Shigatse per visitare il Monastero di Tashilhunpo. Il complesso, costruito per ospitare quasi 4000 monaci, e' enorme e sembra quasi una citta' nella citta'.
All'interno si trovano 4 templi, circondati dall'intrico delle case dei monaci.
Unica nota dolente: per fotografare all'interno di certe sale chiedono fino a 150 yuan (=15 euro). Come se per fotografare agli Uffizi chiedessero 300 euro!
Il pomeriggio abbiamo vagato per Shigatse, scoprendo che sotto il sole e' una citta' interessante e vivace.

domenica 19 agosto 2007

Valle dello Yarlung

Ledune di sabbia nella Valle dello Yarlung

Dopo la nostra prima breve permanenza a Lhasa, siamo ripartiti per la Valle dello Yarlung.
Purtroppo abbiamo abbandonato le comode e agili jeep per un ingombrante e goffo autobus, e quando si e' trattato di attraversare un corso d'acqua che aveva invaso la strada, il nostro autista ha tentennato per 3/4 d'ora...
La Valle dello Yarlung si apre a sud-est di Lhasa, lungo il corso del Brahmaputra. Il fiume e' gia' larghissimo a questa distanza dal mare! Non riesco ad immaginare come deve essere immenso quando raggiunge l'Oceano...

Abbiamo dormito nella anonima Tsetang per raggiungere in mattinata il grande Monastero di Samye, il piu' antico del Tibet. Il monastero e' composto da molti edifici, disposti all'interno di un enorme recinto circolare, a rappresentazione del Mandala dell'Universo. Davvero una bella idea.

La cosa migliore della Valle, a dire la verita', sono le alte dune di sabbia che si estendono surreali intorno il Brahmaputra. Siamo rimasti un'ora a lanciarci e rotolarci come cotolette giu' dalle colline!

martedì 14 agosto 2007

Arrivo a Lhasa

Lhasa: tipica porta tibetanaDopo un ventoso pomeriggio e una gelida notte passati sulle sponde del meraviglioso Lago Nam-tso (non so se il più bello del Tibet, ma senz'altro un luogo con un'atmosfera particolare e intensa), eccoci finalmente a Lhasa.

La citta' e' decisamente migliore di quanto pensassi. Mi aspettavo un baraccone invaso di cinesi e turisti, tutto finto e preconfezionato. In parte e' anche cosi', del resto in Cina non si capisce mai cosa e' vero e cosa e' falso (il 90% e' sicuramente falso). Ma le cose interessanti da vedere sono molte (con biglietti di ingresso esagerati) e il centro antico - il Barkhor - trasmette fascino reale.
Siamo arrivati due giorni fa, e abbiamo subito visitato il Barkhor. Il quartiere e' pittoresco e affollato. Al centro delle vie intricate, e' racchiuso il venerato Tempio del Jhokhal. Il Circuito del Barkhor, la strada che corre tutto intorno al tempio, e' invasa di bancarelle cariche di paccottiglia e venditori aggressivi. Ma basta mettere piede fuori dal Circuito per trovare negozietti autentici e persone simpatiche.
Ieri a pranzo,vicino la Moschea del quartiere musulmano, abbiamo trovato una sala da te' e ristorante all'aperto, gestiti da un convento di monache. Servono solo zuppa o ravioli, ma sono cosi' buoni e a prezzi talmente irrisori (2 yuan=0,20 euro la zuppa, 0,5 yuan=0,05 euro un raviolo), che ci siamo gia' tornati altre 2 volte!
E poi non ci sono turisti, cosa difficile qui in centro.
Oltre al centro storico, abbiamo visitato il Monastero di Sera e il Norbulingka.
Nel primo c'erano piu' turisti che monaci.
Nel secondo abbiamo incontrato centinaia di persone riunite nei prati a fare pic-nic, per celebrare la tradizionale Festa dello Yogurt. La festa era sponsorizzata dalla Budweiser e dello yogurt non c'era nemmeno l'ombra...
Comunque, a parte alcune incongruenze e pacchianate, finora mi sono divertita.

Domani visiteremo il Potala e poi partenza per la Valle dello Yarlung.

Al prossimo aggiornamento...

venerdì 10 agosto 2007

Tibet!!!

Sono 5 giorni che vaghiamo per le immensita' tibetane.

Abbiamo scelto di arrivare a Lhasa attraverso una delle strade meno battute dai turisti stranieri. Infatti, nel momento in cui abbiamo messo piede in Tibet, non abbiamo piu' incontrato altri occidentali.
Per passare in questa zona, a ovest del Kam, sono necessari permessi speciali ed essere sempre accompagnati da una guida cinese.
I disagi dovuti agli inutili controlli della polizia, le strade dissestate e gli alberghi disastrosi, sono compensati dalla rara possibilita' di vedere un territorio normalmente precluso.
Siamo passati attraverso paesaggi fiabeschi, pascoli di yak, praterie punteggiate dalle tende dei nomadi, gole rocciose, case tradizionali mimetizzate fra i campi d'orzo, monasteri suggestivi. Ma anche attraverso villaggi lugubri e sporchi, dove gli abitanti ci fissavano senza pudore, come se fossimo marziani. Al contrario, i tibetani che vivono nelle tende o nelle case sparse lungo la strada, si avvicinavano sempre curiosi, ma mai opprimenti e tristi come quelli delle citta'.


Quartiere tibetano di Chamdo
La prima citta' della Provincia autonoma del Tibet incontrata e' stata Chamdo. L'impatto iniziale non e' stato dei piu' positivi. Esiste un piccolo e miserabile quartiere tibetano, fatto di case di fango e stradine melmose in terra battuta, compresso fra molti orridi palazzotti abitati da una moltitudine di cinesi. Sembrava quasi piu' Tibet la zona limitrofa del Sichuan!!!


La maggioranza cinese scompare solo nei pressi del bel monastero cittadino, abitato da ben 800 monaci. Li abbiamo trovati che discutevano in un cortile alberato, secondo un preciso rituale che consiste nel battere rumorosamente le mani e lanciare esclamazioni.
Subito dopo sono corsi nel tempio per il pranzo. Hanno cominciato con il famoso e puzzolente te al burro di yak, dove ognuno versa la tsampa (farina di orzo) e ne fa palline. Che bonta'.


L'odore acre del burro di yak sara' una delle costanti del viaggio.


Monastero di Chamdo


Da Chamdo ci siamo spostati a Riwoche. Anche qui solita popolazione stranita e morbosamente curiosa davanti a noi stranieri. La cosa piu' interessante e' stato il monastero, situato in fondo a una bellissima vallata. Per arrivarci, pero', siamo stati bloccati dalla polizia, che ha controllato per quasi un'ora permessi e passaporti.


Monastero di Riwoche



Costruzione di una casa a Riwoche
Al ritorno, ci siamo fermati vicino un gruppo di tibetani intenti a costruire delle case.
Durante il viaggio, abbiamo incontrato spesso dei cantieri, a volte di case tradizionali (pensiamo tentino di convincere i nomadi a divenire stanziali), oppure di interi villaggi di anonimi casermoni, destinati ai cinesi.
In questo caso stavano costruendo 3 case in stile tradizionale e ci siamo intruffolati per osservare le tecniche di costruzione. Non usano cemento, ma solo un'intelaiatura di legno, coperta di paglia e fango pressati.
Signora a Riwoche



Il paese successivo e' stato l'insignificante Tangchen, dove avremmo dovuto visitare un monastero del culto Bon. La strada, pero', era talmente impervia che abbiamo deciso di tornare indietro.

Il paese successivo e' stato Sok. Qui la polizia ci ha avvisato che non eravamo autorizzati a scattare fotografie, a parlare con la gente e a visitare il monastero. Pero' potevamo andare al ristorante e parlare coi camerieri per ordinare...

Adesso, dopo un lungo e polveroso viaggio, siamo arrivati a Nangchu. Finalmente un albergo con l'acqua, con tutti gli asciugamani, i bagni non alla turca, la moquette pulita e nessun odore di fogna!
Domani mattina partenza per Nam-tzo, a quanto pare il piu' bel lago del Tibet.

Vedremo!

sabato 4 agosto 2007

Alle porte del Tibet

A 5050 metri verso il Tibet
Eccoci finalmente alle porte del Tibet.
Partiti da Chendu 3 giorni fa in jeep, oggi siamo arrivati a Dege, ultima citta' del Sichuan sul nostro percorso. Ma i tratti e gli abiti della gente, le costruzioni e le usanze, sono gia' tutti tibetani.
Abbiamo attraversato paesaggi immensi e fiabeschi, villaggi colorati, fiumi turchesi e pascoli di yak.

I monti intorno le ampie valli ingannano l'occhio! Dato che la valle si aggira gia' sui 4000 metri d'altitudine, i monti di 5000 o 6000 metri non danno l'impressione di essere poi cosi' alti.

Il corpo, invece, non viene ingannato: oggi abbiamo superato un passo a 5050 metri e la breve salita, fatta per vedere lo stupa coperto di bandiere votive, e' bastata a farmi venire il fiatone e il mal di testa!

martedì 31 luglio 2007

Tappa a Chengdu (Sichuan)

Anziani si divertono in un parco di Chengdu, cantando e suonando

A Chengdu mi sono riconciliata con la Cina.
La citta' e' caotica e sporca, come si conviene ad una vera citta' cinese, ma la gente e' cordiale, soprattutto se paragonata alla sgarbatezza degli shanghaiesi.

La cosa piu' interessante sono i parchi. Oltre ad essere molto verdi e scenografici, sono molto frequentati dalla popolazione. La gente si ritrova per far volare gli aquiloni, per ballare, cantare, suonare strumenti tradizionali, improvvisare spettacoli.
Una signora mi ha persino coinvolto in una danza compassata, ma divertente!

Caratteristica peculiare dei parchi di Chendu sono le case da te, seminate e seminascoste fra la vegetazione e i laghetti, dove pensionati e famigliole vanno a rilassarsi e giocare a majong.

Domani mattina partiamo per il Tibet...

lunedì 30 luglio 2007

Sono pazzi questi cinesi

Classica immagine di Nanjing Road, Shanghai

La Perla d' Oriente, la Tigre dell'Asia, il nuovo centro economico mondiale, un colosso che desta paura e ammirazione. Chiamatela come volete: sono a SHANGHAI!!!!

Qui e' come l'inferno in terra immaginato in Blade Runner: il cielo e' oscurato e sono tutti cinesi.

Non ci sono vie di mezzo: o grattacieli futuristici e scintillanti, o malsani vicoli cadenti.

L'aria e' irrespirabile. Per fortuna oggi partiamo per Chendu.

To be continued...

giovedì 19 luglio 2007

Sono i giapponesi che tengono in piedi la Tour Eifell

La cosa più divertente che si può fare dalla terrazza del Trocadero, di fronte alla Tour Eifell, è osservare i turisti che si fotografano a vicenda con la torre sullo sfondo.
I più creativi e scatenati sono i giovani giapponesi. Come invasati, trovano le pose più bizzarre e demenziali che mente umana possa concepire.
Ecco una carrellata di esempi:



domenica 15 luglio 2007

VIVE LA FRANCE!

Presa della Bastiglia 218 anni dopo: c’è un mare di gente ovunque.
Finalmente non solo i turisti a scatenarsi con le macchine fotografiche, ma anche i parigini.
Molti si riuniscono in grandi gruppi per fare pic-nic sui prati de Les Invalidese e dei giardini de le Tuilerie.
E’ una bella occasione per vedere la città animata fino a notte tarda e girare con tranquillità in tutte le strade.
La bandiera francese sotto l'Arc de Trionphe-Place Charles de Gaulle

14 luglio tamarro

I famosi fuochi d’artificio, invece, sono stati una delusione.
Ammetto che non ero sistemata nel posto giusto (la prossima volta mi metto sul Ponte d’Alma) e, benché sia arrivata un’ora e mezza prima, tutti i posti lungo i parapetti del Ponte e della Senna erano già occupati (c’è gente che si porta la sedia…). In più, all’ultimo minuto mi si è piazzata davanti una tipa massiccia con un testone enorme.
Premesso quindi che la visibilità non era ottimale, lo spettacolo è durato solo mezz’ora e non l’ho trovato così speciale. La gente intorno, invece, era entusiasta.
Sarà che noi italiani siamo abituati ad assistere ad ottimi spettacoli pirotecnici, ma dalla Ville de Paris mi sarei aspettata molto di più.
Non sono campanilista e non mi piace fare paragoni, ma in proporzione i fuochi che fanno a Recco il 6 settembre sono molto più grandiosi….
I miei amici parigini si sono giustificati dicendo che, da qualche anno, preferiscono farne sparsi contemporaneamente in più luoghi. Per di più, ne avevano fatto anche la sera prima. Così, spezzettando le risorse, alla fine si ha poco di tutto.

Gentile Amministrazione parigina,
i fuochi d’artificio sparati dalla terrazza del Trocadero in occasione del 14 luglio, sono da Voi celebrati come l’apice dei festeggiamenti in onore della principale Festa nazionale francese.
La gente aspetta immobile e con fatica per diverse ore, per trovare i posti migliori.
Migliaia di persone si accalcano nelle strade per ammirare lo spettacolo.
Al termine dell’evento, le suddette migliaia di persone si riversano nelle stazioni della metropolitana, sgomitando, sudando, schiacciandosi al limite del soffocamento, dando vita a scene tragiche tipo evacuazione pre-attacco nucleare.
Ora Vi domando, Gentile Amministrazione parigina, perché disperdete le energie in numerosi piccoli avvenimenti, con risultati inferiori alle Vostre sublimi possibilità, quando vi sono persone che hanno atteso pazienti per ore, oppure sono giunte apposta da ogni angolo del Pianeta, al solo scopo di poter assistere ad un evento davvero fuori dal comune?
Speranzosa di aver recato un suggerimento utile al miglioramento degli eventi futuri, ringrazio per la cortese attenzione e porgo distinti saluti.

La folla sul Ponte de l'Alma il 14 luglio

domenica 8 luglio 2007

Dal paesello al bordello

Ieri sono arrivata a Parigi.
La mattina ero ancora nel placido paesello vosgiano, a mangiare squisite mirabelle allo sciroppo.
Il pomeriggio, il TGV mi ha portato, in sole 2 ore e un quarto, nel mezzo del casino più assoluto. Ah, il progresso!
Dopo 20 giorni passati fra mucche e campi di grano, l'impatto con la città è stato sconvolgente.

Nonostante tutto, il mio proposito di trasferirmi qui rimane immutato...
à bien tôt!!!

Visione del mattino Visione del pomeriggio

domenica 1 luglio 2007

Sabato a Strasburgo

Altro giorno altro regalo! Questa volta la meta è Strasburgo.

Abbandoniamo la macchina vicino alla stazione, in un posto che speriamo non sia né abusivo né a pagamento, e ci dirigiamo verso il centro.
Prima tappa: la Petite France. Il quartiere è tranquillo, nonostante i numerosi turisti.
Le casette colorate e fiorite sembrano di gesso:

Strasbourg-Casette nella Petite France


Strasbourg-Facciata della Cattedrale


Ci fermiamo lungo la Grand Rue per ingozzarci di un ottimo couscous e poi ripartiamo verso la Cattedrale.

Proprio la sera prima, un amico mi aveva detto che il brutto della Cattedrale di Strasburgo è il fatto che non si riesce a vederla tutta intera, perché circondata dalle strade del centro antico. Ma tutte le cattedrali gotiche erano costruite in questo modo! Poi nell’800 è venuta la mania di sfoltire le case tutto intorno, per mettere in risalto il singolo monumento.
Invece noi possiamo gustarcela come era stata pensata in origine. Bisogna solo vincere la pigrizia, facendoci sorprendere dall’apparire improvviso del campanile e storcendo il collo per scoprire lo scorcio migliore.


Continuiamo a passeggiare per il centro, affollato e vivace. È il primo sabato dei saldi estivi e i negozi sono presi d’assalto.
Cerchiamo un po’ di pace nel The de Muses, un salon de thè nascosto in una strada appartata. C’è una scelta infinita di miscele da tutto il mondo e una musica rilassante di sottofondo. Insieme ad ogni tazza ci portano una clessidra: quando la sabbia della clessidra finisce, bisogna togliere le foglie dall’acqua. In questo modo si ottiene il tempo di infusione ottimale.


Strasbourg-Les The de Muses



Presi da furore podistico, ci incamminiamo verso il Parlamento Europeo. La strada è più lunga del previsto, e forse non valeva la pena di faticare tanto per vedere un cilindrone di vetro in mezzo al nulla… ma ormai siamo lì e ci deliziamo della bell’aria che viene dal laghetto.


Strasbourg-Parlamento Europeo


Ultima tappa: una creperie in una amena piazzetta del centro. Sono quasi le 10, e tutti i ragazzetti del posto sono in ghingheri per il sabato sera.

Dopo mangiato, capitiamo di nuovo di fronte la Cattedrale. C’è una folla di gente con lo sguardo fisso verso la facciata. Scopriamo che proprio questa sera sarà inaugurato uno spettacolo di luci e suoni, che illuminerà la facciata per tutte le notti d'estate.
Alle 22.30 in punto parte la musica e cominciano i giochi di luce. Ma dopo pochi minuti si ferma tutto! I tecnici riprovano altre due volte, ma non c'è verso di far funzionare il marchingegno.
Aspettiamo quasi mezz’ora, ma dato che ci attende un viaggio di due ore, alla fine rinunciamo e ci avviamo verso la macchina (ancora al suo posto, nonostante tutte le previsioni!). Bhà, tutto sommato vedere che anche in questi posti così perfetti ogni tanto non funziona qualcosa, mi conforta un po’.

Strasbourg-la Cattedrale di notte

giovedì 28 giugno 2007

Un salto a Nancy


Place Stanislas


Questa mattina ho potuto passare un paio d'ore nel centro di Nancy.
Senza esitazione, ho cominciato la visita dal luogo più famoso: Place Stanislas, la grande piazza monumentale voluta dal polacco Stanislas Leszczynski, genero di Luigi XV. Dal momento che il cognome è impronunciabile, gli abitanti di Nancy hanno saggiamente preferito nominare la piazza col solo nome di battesimo.
La particolarità del monumento sta nella cancellata dorata che circonda la piazza. La recinzione in ferro battuto è ornata ovunque da complesse decorazioni floreali, che scintillano vivaci appena esce un raggio di sole. A due dei quattro angoli, le statue di due grandi fontane si contorcono fra gli zampilli. Persino i lampioni sono avvolti da tralci dorati, mentre in cima svetta la corona reale.

Subito dopo mi sono incamminata attraverso la città vecchia. Forse non è stata una buona idea, perché le strade sono occupate principalmente da ristoranti e brasserie, a quell’ora chiusi, e l’effetto è stato un po’ desolante. Anche la cattedrale era chiusa! E per di più, in questo momento è interamente fasciata dalle impalcature dei restauri, quindi non potuto vederla né dentro né fuori.
La delusione è stata in parte compensata dalla vista della Torre della Commenda Saint-Jean du Vieil-Aître, un nome ridondante per una costruzione possente.

Avrei fatto meglio a dedicare più tempo alla parte ottocentesca della città, quella celebre per i numerosi edifici in stile Art nouveau. Purtroppo, appena arrivata nei bei viali pieni di gente e di bei negozi, sono dovuta tornare indietro!
Sarà per la prossima volta…