venerdì 10 agosto 2007

Tibet!!!

Sono 5 giorni che vaghiamo per le immensita' tibetane.

Abbiamo scelto di arrivare a Lhasa attraverso una delle strade meno battute dai turisti stranieri. Infatti, nel momento in cui abbiamo messo piede in Tibet, non abbiamo piu' incontrato altri occidentali.
Per passare in questa zona, a ovest del Kam, sono necessari permessi speciali ed essere sempre accompagnati da una guida cinese.
I disagi dovuti agli inutili controlli della polizia, le strade dissestate e gli alberghi disastrosi, sono compensati dalla rara possibilita' di vedere un territorio normalmente precluso.
Siamo passati attraverso paesaggi fiabeschi, pascoli di yak, praterie punteggiate dalle tende dei nomadi, gole rocciose, case tradizionali mimetizzate fra i campi d'orzo, monasteri suggestivi. Ma anche attraverso villaggi lugubri e sporchi, dove gli abitanti ci fissavano senza pudore, come se fossimo marziani. Al contrario, i tibetani che vivono nelle tende o nelle case sparse lungo la strada, si avvicinavano sempre curiosi, ma mai opprimenti e tristi come quelli delle citta'.


Quartiere tibetano di Chamdo
La prima citta' della Provincia autonoma del Tibet incontrata e' stata Chamdo. L'impatto iniziale non e' stato dei piu' positivi. Esiste un piccolo e miserabile quartiere tibetano, fatto di case di fango e stradine melmose in terra battuta, compresso fra molti orridi palazzotti abitati da una moltitudine di cinesi. Sembrava quasi piu' Tibet la zona limitrofa del Sichuan!!!


La maggioranza cinese scompare solo nei pressi del bel monastero cittadino, abitato da ben 800 monaci. Li abbiamo trovati che discutevano in un cortile alberato, secondo un preciso rituale che consiste nel battere rumorosamente le mani e lanciare esclamazioni.
Subito dopo sono corsi nel tempio per il pranzo. Hanno cominciato con il famoso e puzzolente te al burro di yak, dove ognuno versa la tsampa (farina di orzo) e ne fa palline. Che bonta'.


L'odore acre del burro di yak sara' una delle costanti del viaggio.


Monastero di Chamdo


Da Chamdo ci siamo spostati a Riwoche. Anche qui solita popolazione stranita e morbosamente curiosa davanti a noi stranieri. La cosa piu' interessante e' stato il monastero, situato in fondo a una bellissima vallata. Per arrivarci, pero', siamo stati bloccati dalla polizia, che ha controllato per quasi un'ora permessi e passaporti.


Monastero di Riwoche



Costruzione di una casa a Riwoche
Al ritorno, ci siamo fermati vicino un gruppo di tibetani intenti a costruire delle case.
Durante il viaggio, abbiamo incontrato spesso dei cantieri, a volte di case tradizionali (pensiamo tentino di convincere i nomadi a divenire stanziali), oppure di interi villaggi di anonimi casermoni, destinati ai cinesi.
In questo caso stavano costruendo 3 case in stile tradizionale e ci siamo intruffolati per osservare le tecniche di costruzione. Non usano cemento, ma solo un'intelaiatura di legno, coperta di paglia e fango pressati.
Signora a Riwoche



Il paese successivo e' stato l'insignificante Tangchen, dove avremmo dovuto visitare un monastero del culto Bon. La strada, pero', era talmente impervia che abbiamo deciso di tornare indietro.

Il paese successivo e' stato Sok. Qui la polizia ci ha avvisato che non eravamo autorizzati a scattare fotografie, a parlare con la gente e a visitare il monastero. Pero' potevamo andare al ristorante e parlare coi camerieri per ordinare...

Adesso, dopo un lungo e polveroso viaggio, siamo arrivati a Nangchu. Finalmente un albergo con l'acqua, con tutti gli asciugamani, i bagni non alla turca, la moquette pulita e nessun odore di fogna!
Domani mattina partenza per Nam-tzo, a quanto pare il piu' bel lago del Tibet.

Vedremo!

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