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sabato 24 aprile 2010

Au bonheur des filles

Dopo aver camminato per ore fra monumenti e musei, prima o poi tutte le signore sollevano la seguente domanda: “Dove possiamo andare per fare shopping?”. La risposta migliore, a mio parere, è: “Non a Parigi”, a meno che non abbiate una America Express Platinum incastonata di diamanti e conto corrente alle Bermuda.
D’accordo, Parigi è il tempio dello shopping: si trova di tutto, in tutti gli stili e per tutte le tasche. Ma se si desidera comprare qualcosa di un po’ speciale i prezzi sono decisamente alti.
“Ma che graziosa questa magliettina con due nastrini…” poi si gira l’etichetta e viene un infarto.

I negozi del triangolo Place de la République - Canal Saint Martin- Gare de l’Est non si allontanano troppo da questa esperienza, ma almeno offrono la possibilità di scoprire oggetti in genere originali e di tendenza, con possibilità di deviare verso la romantica passeggiata sul canale.

Girovagando per le strade della zona, ho raccolto qualche indirizzo di boutique curiose e alla moda, o che semplicemente hanno attirato la mia attenzione.

Cominciando da nord, in Rue des Vinagrier, si incontra La galerie vegetale (al numero 27), un fioraio di design (ebbene si, esiste anche questo), con piante selezionatissime e inusuali.
Proprio accanto incontriamo La Pinata, un negozio di giochi, travestimenti, pentolacce da carnevale e quanto serve per una festa per bambini.
Di fronte, ai numeri 30 e 32, Philippe le libraire, una catasta di fumetti e libri illustrati, e Zoé créateur, una boutique di gioielli e fru-fru vari, freschi e non troppo costosi, sia per ragazze e signore, sia per bambine figlie di madri vanitose.

La rue de Vinagrier sbocca sul lungocanale, il Quai de Valmy. Se si gira a destra si incontra subito la libreria Artazart Design Bookstore, che, come dice il nome, seleziona pubblicazioni sul design, la fotografia e l’arte. Se si gira a sinistra, si incontra invece Antoine et Lily, un negozio di moda femminile che fa scuola in fatto di stile (un po’ alternativo ma non troppo, con prezzi inspiegabilmente elevati). Accanto ci sono altri due negozi dello stesso marchio, uno riservato alla moda bambini e l'altro agli oggetti per la casa.

Se proseguiamo oltre la libreria Artazart Design Bookstore e ci rinfiliamo nelle strade a destra del canale, ecco che finiamo in Rue de Lancry. Fra le insegne più interessanti, Toumain, al numero 56, caverna di gioielli baroccheggianti, e un antiquario-robivecchi dove è divertente frugare alla ricerca di oggetti inutili.

Continuiamo la strada e giriamo a sinistra in rue Yves Toudic. Qui si trova Du pain et des idées, un panificio che ha vinto il premio 2008 come migliore boulangerie di Parigi e che difende sempre bene il titolo. Sul loro sito, un video mostra gli interni antichi del negozio, le tecniche di realizzazione del pane, cumuli di croissant fragranti e molte interviste a clienti soddisfatti. Decisamente l’indirizzo più interessante del quartiere…
http://www.dupainetdesidees.com/amidupain.html

Il tempio delle delizie si trova all’incrocio fra la rue Yves Toudic e la rue de Marseille, strada signorile che ospita qualche caffè dove mettersi in mostra e bei negozi di abbigliamento, fra cui uno della famosa marca Agnés B.

Ma la via forse più elegante della zona è la Rue Beaurepaire. Tutti i palazzi sono di epoca haussmaniana, ovvero della seconda metà dell’800. Si riconoscono per alcune caratteristiche standard: 5 piani, dei balconi filanti che corrono su tutta la facciata al primo e all’ultimo piano, e portoni enormi spesso decorati da motivi floreali.
Qui è una sfilata di boutique d’abbigliamento una più BoBo dell’altra. Si può quindi passare da un lato all’altro della strada lasciandosi guidare dal caso e dalle insegne.
I più curiosi: Onaya, una selezione di originali bijoux di artigiani e designer francesi. Le Répere, una sala da tè che vende anche qualche capo d’abbigliamento, soprattutto della marca La fiancée du Mekong; di fronte il Potemkine, specializzato in dvd di film d’autore mostruosamente noiosi. Evidentemente, il proprietario non conosce la famosa scena fantozziana… Accanto al Potemkine, il Frivoli (si, il nome è in italiano), un negozio dell’usato con tutte le marche più alla moda.

La rue Beaurepaire termina nuovamente sul Quai de Valmy. A questo punto, si impone una sosta ristoratrice in uno dei numerosi café.

Spero che questo itinerario sia un invito a scoprire quartieri più autentici rispetto ai soliti concentrati di robaccia made in China propinati ai turisti, in tutte quelle zone dove gli autoctoni si guardano bene dal fare acquisti e dove gli stranieri si fanno turlupinare... Buono shopping a tutti!

domenica 18 aprile 2010

Il mio nuovo quartiere

Sei mesi fa ho traslocato di nuovo. Sono passata dalla Casa della Madonna, nel signorile quartiere del 15esimo arrondissement, alla Grotta Umida, nel pittoresco caos multietnico del decimo arrondissement.
È stato come mettere piede in un’altra città.

La zona precedente, a 15 minuti a piedi dalla Tour Eiffel, è una sfilata di bei palazzi haussmaniani e di vecchia borghesia cittadina. Tutto sempre tranquillo e ordinato, fino alla noia.
Adesso anche uscire dal metrò è un’avventura. In cima alle scale mobili si assembrano gruppi di africani che si sbracciano e gridano, per invitare le signore a farsi acconciare i capelli in uno dei mille parrucchieri afro di rue de Chateau d’Eau. I parrucchieri si alternano a bugigattoli di cinesi che incollano unghie finte. L’odore nauseante dei solventi e delle tinture si mescola agli effluvi dei panini preparati sul marciapiede da africane chiattone, in mezzo a spazzatura e a matasse di capelli che rotolano fin dentro la stazione del metrò.

Fino a una decina di anni, fa la zona era considerata piuttosto miserabile, una terra di emigrati emarginati. Oggi è diventata l'ennesimo “quartiere ex-fatiscente ora alla moda”. Complice della trasformazione è anche il successo immobiliare del Canal Saint-Martin, una striscia d'acqua che attraversa l'arrondissement da nord a sud, e in questo momento uno dei luoghi più ambiti e branché della capitale. In primavera è un fiorire di giovani stravaccati lungo le rive a prendere il sole, bere birra e suonare la chitarra. Un panorama alla Woostock, ma con tutta la gente vestita.
Il canale è navigabile ed è possibile fare anche una mini-crociera che parte dalla Villette e arriva a Bastille. Chi ha paura dell’acqua, può limitarsi a passeggiare da una sponda all’altra, valicando i numerosi ponti di ghisa e legno.

Dal punto di vista gastronomico, ero molto preoccupata di perdere le mie lussuose boulangeries del 15, dove scintillano pasticcini-gioiello e croccano bionde baguette, o di non trovare più l’alta qualità dei prodotti del mercato domenicale della Motte-Piquet-Grenelle, ma bisogna ammettere che anche il Decimo mi sta riempiendo di soddisfazioni gustative.

Fare la spesa in rue du faubourg Saint Denis è una scoperta continua di sapori ed odori inusuali. Si passa dai negozi di alimentari curdi o nordafricani, ai ristoranti pachistani o indiani. Famosi soprattutto quelli del Passage Brady, dove si trova anche un fornito negozio di cibo e spezie indiane.

Il quartiere, e in particolare la zona intorno al canale, nascondono moltissimi negozietti curiosi o di tendenza…. Ma questo richiede un altro post :-)
A presto per la seconda parte!


Ecco una mappa per sapere dove sono il 15esimo e il decimo arrondissement :-)

giovedì 17 dicembre 2009

Mannaggia, nevica

Mannaggia, nevica. Questo significa il gelo totale almeno fino a metà febbraio.

Ne approfitto per pubblicare un post assolutamente fine a stesso, che mostra un'immagine del cortile di casa mia coperto da un soffice manto bianco.
Non fa molto Natale?

lunedì 19 ottobre 2009

Per fortuna che esistono i pazzi

Il giovedì è il giorno di uscita del mio settimanale preferito: Internazionale.
Oltre agli interessanti articoli di attualità, tradotti dai migliori giornali di tutto il mondo, non dimentico mai di leggere il divertente oroscopo di Rob Brezny. Più che predire il futuro, l’autore si diletta a dispensare bizzarri consigli in forma di metafora o di aneddoto, spesso molto azzeccati.
Per esempio, nella terza settimana d’agosto per il mio segno si annunciava:

Presto avrà inizio una caccia al tesoro epica. Sei pronta? (…) Ti do un suggerimento su come cominciare questa caccia al magico bottino: quale circostanza della tua vita ti ricorda metaforicamente un bar clandestino ai tempi del proibizionismo?

In quei giorni ero proprio alla caccia disperata di un ennesimo appartamento, e il caso mi ha fatto cadere su un’amica di un amico di un’amica, la quale lasciava il suo minuscolo monolocale e cercava qualcuno per rimpiazzarla. I legittimi padroni di casa vivono in Guadalupe e hanno incaricato lei di trovare il nuovo inquilino. La ragazza, giovane artista spiantata, non ha selezionato secondo i parametri più logici, ovvero in base alle garanzie più solide e al salario più alto, ma al contrario ha cercato chi le sembrava più disperato e mal messo a livello di contratto e retribuzione.
E in questo modo ho sbaragliato tutti i candidati!

Il mio nuovo alloggio, proprio come diceva il mio oroscopo, ricorda vagamente una bisca illegale: un po' umido e buio, è situato al piano terra di un cortile poco trafficato. Nella porta di fronte c'è il magazzino di un negozio di cinesi che corrono tutto il giorno avanti e indietro con dei misteriosi scatoloni...
Però pago incredibilmente poco e sono in pieno centro!

Dopo la sessantottina idealista e il mistico colombiano, la fortuna mi ha fatto incontrare ancora un altro individuo stravagante, che non ragiona secondo le crudeli leggi del mercato.
Per fortuna che esistono i pazzi, altrimenti a quest’ora sarei sotto un ponte...

mercoledì 14 ottobre 2009

La Lady di Ferro

Quando la vedo spuntare all’improvviso fra 2 palazzi, o mi volto e mi accorgo che da una certa altura è possibile scorgerla fra la foschia, allora non posso fare a meno di pensare: “toh, da qua si vede la Tour Eiffel”.
Il simbolo di Parigi troneggia sull’orizzonte cittadino con la disinvoltura di chi è lì da sempre, tanto che la maggior parte degli abitanti trova naturale ignorarlo totalmente.
I veri parigini non hanno mai visitato la Tour Eiffel, se non per accompagnare qualche parente ingenuotto venuto dalla campagna.

Per non passare da provinciale, fin’ora mi ero ben guardata dal montare sul colosso di ferro. Ma nonostante la mia buona volontà, nell’ultimo mese mi è capitato di salire sulla Tour Eiffel ben 4 volte.
Il motivo è semplice: corso di italiano a 8 gruppi di addetti alla cassa e all’accoglienza, con una lezione in loco per fare esercizio “in diretta”.

Il risultato è che ora conosco a memoria tutte le tariffe possibili, il sistema di prenotazione, l’altezza della torre, il numero di gradini al secondo piano e persino i prezzi dei 2 ristoranti.

Così ho scoperto che la torre è divisa in 3 piani e che per arrivare in cima bisogna cambiare ascensore al secondo piano. È anche possibile pagare per andare solo fino al secondo e, arrivati lì, eventualmente comprare un supplemento per l’ultimo piano.
Fino al secondo piano si può scegliere fra l’ascensore e le scale (circa 700 gradini), ma se si vuole prendere le scale bisogna andare al pilastro sud, perché gli altri 3 sono serviti esclusivamente dall’ascensore.

In questo momento ci sono solo 2 ascensori aperti, al pilastro nord e est (quello al pilastro ovest è chiuso per lavori e dovrebbe riaprire fra 6 mesi), ma mi hanno svelato che la coda pilastro est è più corta e veloce, perché il pilastro nord è il primo che i turisti incontrano venendo dal metrò e tutti si arenano subito lì.

Non esiste una tariffa studenti, ma solo giovani fino a 24 anni. Quindi, cari universitari 35enni italiani, è inutile che presentiate le vostre tessere….
Esiste anche una tariffa gruppo, ma è necessario essere almeno 20 adulti o 10 giovani e prenotare via internet. Niente sconti comitiva alla cassa!

Non è possibile comprare i biglietti in anticipo alla cassa per un altro giorno, o comprarli da soli per un gruppo che aspetta altrove, perché per entrare è obbligatorio passare dal controllo posto all’inizio della fila e tutti gli interessati devono essere presenti.
È proibito fumare, girare a torso nudo ed esibire bandiere o striscioni.
Si può, invece, portare il passeggino, ma bisogna piegarlo negli ascensori.

Se qualcuno dovesse avere la sciagurata idea di voler mangiare sulla torre, sappia che esistono 2 ristoranti, uno che costa almeno il doppio rispetto a un ristorante di qualità equivalente ma posto a livello strada, e un altro dove è necessario prenotare con 3 mesi di anticipo e che costa minimo 300 euro a cranio.

Quando l’ultimo piano è immerso nella nebbia, sui tabelloni alla cassa compare un discreto “visibilità ridotta”. Non fidatevi: vuole dire che non si riescono a vedere le punte delle proprie scarpe e salire in cima sarebbe una totale perdita di tempo.
Perché la bellezza della torre non è solo nella sua struttura bullonosa o nell’ebbrezza dell’ascesa a quasi 300 metri d’altezza, ma è la vista straordinaria che si gode dall’alto.

Purtroppo gli orari di lezione non coincidevano mai con l’orario in cui si accende l’illuminazione.
Mi è rimasto il desiderio di essere sulla vetta ventosa quando le lampadine scintillano a intermittenza, effetto che si ripete ogni ora fino all’una di notte, per 5 minuti, e serve anche a scandire il tempo come il campanile di una chiesa. Tutte le volte che lo vedo mi emoziono come una bambina, salvo poi pensare: “che palle, ma sono già le nove?”.

domenica 12 luglio 2009

Il matrimonio franco-italo-inglese

Finalmente, dopo mesi di assenza forzata, mi accingo a scrivere un nuovo post.
L’estate è arrivata da un paio di settimane, ma con la dovuta prudenza tipica della zona.
Meteo fisso da 20 giorni: soleggiato fortemente variabile.

Ieri, per esempio, i miei amici novelli sposi Paul e Floria hanno avuto fortuna, perché il tempo nuvoloso ha retto fino a sera, risparmiando la cerimonia.
Il loro è stato il mio primo matrimonio qua a Parigi. Hanno celebrato la funzione nella centralissima Saint Roch, in Rue Saint Honoré a due passi dal Louvre. Quando sono usciti dalla chiesa, hanno fatto la felicità dei numerosi turisti che non hanno perso l’occasione di fotografare un autentico matrimonio parigino. In realtà, la maggior parte degli invitati non era nemmeno francese…
Paul è un mio collega inglese e la sposa è francese, ma di genitori italiani.
Alta, quindi, la presenza britannica, con relativa boscaglia di cappelli ingombranti, piumaggi e abiti colori pastello. Nutrita anche la rappresentanza italica, identificabile dagli immancabili quanto inutili occhiali da sole.

Però la scelta del luogo per il banchetto è stata la più parigina possibile: su un battello che ci ha portato in mini-crociera sulla Senna. Bisogna ammettere che è davvero suggestivo lasciare l’attracco e pasteggiare copiosamente, ammirando i monumenti che si illuminano all’arrivo della notte.
Per non scontentare nessuno, i francesi con il loro foie gras, gli italiani con la pizza e gli inglesi con la loro deliziosa cucina rinomata in tutto il mondo, il menù era vietnamita.

W gli sposi!


lunedì 16 febbraio 2009

Ossigeno globalizzato

Il Consiglio Regionale dell'Ile de France ci fa trovare periodicamente nella cassetta delle lettere una rivista dedicata agli avvenimenti e le iniziative che animano l'operosa Regione.

Fra i progetti sbandierati con fierezza, troviamo la sovvenzione di una filiera per la produzione di combustibile verde in uno sconosciuto villaggio del Mali.
Un’azione lodevole, certamente, ma nutro qualche riserva sul principio che l’ha generata… I consiglieri regionali, infatti, sono stati mossi da una teoria di "compensazione", secondo la quale l’emissione di CO2 generata dai nostri inquinanti mezzi di locomozione, è riequilibrata da un'iniziativa ecologista in un luogo lontano del pianeta.
Poco importa se qui l’aria è mefitica e si soffoca sotto una cappa di smog, l'importante è mantenere una quantità adeguata di aria pulita nel mondo.
Del resto, e la matematica non è un'opinione, tutti sanno che cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia.

Chissà se alla Regione sanno che anche la Provincia di Modena aveva avuto la stessa idea, lanciandosi nella tutela di un pezzo di foresta costaricana.
Ma la Procura contabile di Bologna ha contestato l'azione.
La vicenda è descritta in un articolo di La Repubblica:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/29/il-pm-contesta-modena-la-foresta-anti-inquinamento.html

L’articolo racconta:
Gli avvocati dei funzionari della Provincia sostengono che «la tutela delle foreste, anche a livello internazionale, assicura la salvaguardia del clima terrestre, con conseguente beneficio di tutti gli abitanti della Terra compresi quelli della Provincia di Modena». Il procuratore replica invece che «la comunità modenese avrebbe pagato quel beneficio mantenendo un livello più elevato di emissioni inquinanti, una minore conservazione del patrimonio ambientale locale». Un danno «specifico» contro «un generico beneficio mondiale», ottenuto con una procedura «nemmeno conforme al protocollo di Kyoto».

Ecco... come al solito quando una cosa la fanno i francesi è la più illuminata del mondo, mentre noi non ne azzecchiamo una!

domenica 7 settembre 2008

Una casa della Madonna... di Fatima

Ma questo non era il paese più laico e anticlericale del mondo?
Da quando sono qua, mi capita di incontrare delle manifestazioni di fervore religioso che in Italia ce le sogniamo. O che comunque non mi sarei mai aspettata da queste parti…

Prima fra tutte una lunga processione incontrata a maggio dalle parti di Saint Germain, dove una nutrita folla marciava al canto di “Sacro Cuore di Gesù proteggi la Francia”.
E poi l’emozionante partecipazione alla messa di Saint Gervais, una chiesa proprio dietro il Municipio di Parigi, dove sono entrata per caso una volta durante una passeggiata. Il gran numero di monache prostrate lunghe lunghe sul pavimento e la gente inginocchiata da tutte le parti mi fecero pensare che si trattasse di una cerimonia particolare. E invece era una messa qualunque.

Ma questo è niente in confronto alla cappella della Medaglia Miracolosa!
Proprio accanto alla Grande Epicerie de Paris, la più grande e lussuosa rosticceria parigina, si nasconde uno dei luoghi più sacri della città. La chiesa venne costruita su indicazione della Madonna stessa, apparsa a una monaca del vicino convento. La suora, alla quale non doveva mancare un certo fiuto commerciale, fece coniare una medaglia sul modello dell’immagine che le era apparsa. Da allora i fedeli credono che portare questa medaglia serva ad esaudire qualsiasi preghiera.
Le medaglie sono vendute a pacchi nel negozietto accanto.
Chi vuole saperne di più, può documentarsi al sito ufficiale:
http://www.chapellenotredamedelamedaillemiraculeuse.com/IT/A.asp

Tutto questo l’ho scoperto grazie al mio nuovo padrone di casa, un tizio esattamente l’opposto della mia ex amatissima padrona di casa (e questo non depone a suo favore…). Il tipo, infatti, è un iper-cattolico fanatico, che in confronto Santa Teresa d'Avila era induista.
Oltre ad avermi lasciato una casa lercia in modo disgustoso e un bel po’ di elettrodomestici mezzi rotti, mi ha fatto omaggio di:
1) due taniche da 5 litri di acqua di Lourdes,
2) un’immagine di Padre Pio nello sgabuzzino,
3) un crocifisso appeso sul tavolo da pranzo (mi ha chiesto espressamente di lasciarlo attaccato da qualche parte e, per rispettare il suo desiderio, l’ho trasferito dietro la porta della cucina)
4) delle piastrelle in bagno con la Madonna di Fatima,
5) la riproduzione di un’icona russa rappresentante la Resurrezione di Cristo.

E questo è niente in confronto a quello che c’era quando la occupava lui! Immagini sacre ovunque!!!
Ma non potevo trovare qualcuno normale?

venerdì 15 agosto 2008

Giorno dell'Ascensione

Metà agosto. Un mese in genere vacanziero, che passa veloce e dove non succede mai granché, in attesa del rientro di settembre.
Quest'anno, invece, mi sta portando grandi novità: un altro lavoro oltre a quello che avevo già, un trasloco in una appartamentino tutto mio, ma, soprattutto, tappa fondamentale della mia pariginizzazione, l'abbonamento al velib' (ovvero: il sistema che permette di prendere in affitto delle biciclette pubbliche).
Bisogna dire che le biciclette non sono molto maneggevoli. In più, essendo cosa pubblica, nemmeno tutto il buon senso civico francese vince la tentazione di maltrattarle e non è sempre facile trovarne una in buono stato. Eppure, il sistema velib' è diventato di moda ed è stato subito adottato con entusiasmo dai parigini.
Il vantaggio principale è poter scorrazzare in lungo e in largo senza preoccuparsi dei furti e di dove parcheggiare. E poi la città è costellata di punti dove prelevarle e rilasciarle.
Viva il velib’!

:-)

lunedì 21 luglio 2008

Si fa quel che si può....

Sono appena tornata da un week end nel Bel Paese: spiaggia, sole e mare.
Per fortuna, non rischio di sentire la mancanza dell'ambiente vacanziero: per il settimo annoconsecutivo, proprio oggi si apre Paris-Plage!
Certo, per chi sa cos'è una spiaggia vera, queste 7 tonnellate di sabbia costantemente igenizzata, spalmata su circa 3 km di lungofiume, sono un triste surrogato. Ma a volte bisogna accontentarsi!

In compenso, questa sera alle 18.30 si inaugurerà la spiaggia con un concerto gratuito. In tema con la presidenza della Francia all'Unione Europea, nientepopodimenoche la 9° Sinfonia di Beethoven.
Seguirà un pic-nic gigante, con paniere offerto a tutti i partecipanti.
Ovviamente andrò a curiosare!


PARTE SECONDA
Eccomi di ritorno dalla missione Paris-Plage. Ma questa spiaggia non è poi così male!
C’è tutto quello che fa estate: palme, gelati, sdraio, lettini, sabbia, docce, calcetto, giocatori di bocce, poliziotti in rollerblade. Manca solo un piccolo particolare insignificante: il mare. Ma la folla numerosissima non sembra soffrire troppo questa mancanza e fa di tutto per spassarsela.
La sera, inutile dirlo, l’area era piastrellata di coperte per gli immancabili pic-nic.

ParisPlage ParisPlage

ParisPlage

ParisPlage

Il concerto davanti l’Hotel de Ville ha risentito non poco della pessima acustica e del fatto che questo mese hanno installato un giardino effimero nella piazza, rendendo davvero difficoltoso distribuirsi davanti il palco. Però la Nona di Beethoven è sempre la Nona e merita in ogni caso.
Bilancio della missione: più che positivo.

mercoledì 16 luglio 2008

Cinéma en plein air alla Villette!

Ullalà! Ieri sera è cominciata la 18esima edizione del Cinéma en plein air alla Villette!
Nessuno dica “echissene”, perché questo è un altro dei grandi classici estivi di Parigi: installano uno schermo gigante all’aperto e al cadere della notte (che in questa stagione avviene quasi alle 22.30) incomincia la proiezione di grandi classici del cinema.
Tanto per cambiare, gli spettatori arrivano molto prima per il picnic di rito.
Comincio a pensare che i parigini abbiano una vera ossessione maniacale per i picnic….

lunedì 14 luglio 2008

Presa della Bastiglia, un anno dopo


Eccomi al mio secondo 14 Luglio a Parigi.
L'anno scorso ero qui in semplice avanscoperta e l'ho vissuto da turista. Infatti mi è sembrato solo un gran baraccone caotico privo di interesse.
Quest'anno, invece, l'ho vissuto da abitante e mi sono davvero divertita.
Il 13 sera ho partecipato a uno dei famosi balli dei pompieri, e mi è talmente piaciuto che ho voluto ripetere anche il giorno dopo!
Infatti, il 13 e il 14 luglio nelle caserme dei pompieri di ogni arrondissement si tiene un grande ballo, a cui prendono parte in gran numero cittadini di ogni età ed estrazione sociale.

Alcune caserme fanno solo una sera, ma quasi tutte ripetono.
Se il giorno dopo il 14 è feriale e si va a lavorare, la serata più interessante è il 13: c’è più gente e meno adolescenti in vacanza. E poi il 14 molte persone preferiscono fare il picnic sugli Champs de Mars e aspettare lo spettacolo pirotecnico dietro la Tour Eiffel.

Il primo ballo è stato alla caserma del 12esimo arrondissement: c’era una band tamarra ma bravissima che faceva cover di musica “pop-rock internazionale”, con un paio di coriste tracagnotte e scatenate che riempivano il palco da sole.

La seconda sera abbiamo scelto il ballo del quarto arrondissement, nel Marais, a quanto pare il più rinomato. Ma c’era meno gente (per i motivi detti sopra) ed è stato meno interessante. Ho atteso fino alle 2 un vociferato striptease di pompieri, ma l’unico risultato è stato perdere l’ultimo metrò.

Ho cercato in internet informazioni sull’origine di questi balli, ma non ho trovato granché.
La versione più diffusa spiega semplicemente che il ballo è un’occasione per la popolazione di riunirsi intorno ai loro “soldati del fuoco” (come a volte sono chiamati qui i pompieri, dato che sono un corpo militare) e per i pompieri di raccogliere fondi.
Sul sito www.lyoncapitale.fr si azzarda una data: il primo ballo si tenne nel 1937 a Montmartre, e il successo fu tale che l’evento venne ripetuto anche gli anni seguenti e copiato dalle altre caserme.
Bhà... L'importante è divertirsi!

sabato 21 giugno 2008

Festa della Musica!

La prima edizione è stata nel lontano 1982. Da allora, ogni anno in tutta la Francia il 21 giugno si festeggia la Festa della Musica.

Un anno fa ho potuto festeggiare nella vibrante Epinal (...), quest'anno a Parigi.

Questa è un'ottima occasione per visitare la città, perché da mattina fino a notte fonda (la metropolitana funziona eccezionalmente tutta la notte) i luoghi più interessanti diventano teatro di concerti di ogni genere.
A dir la verità, oggi ero un po' cotta e ho sfruttato solo le manifestazioni serali…

In attesa del concerto al Louvre

Innanzitutto, siamo andati ad ascoltare il tradizionale concerto dell’Orchestre de Paris sotto la Pyramide del Louvre. Quest’anno ci deliziavano con la Quarta Sinfonia di Tchaïkovski.
Siamo arrivati un’ora e mezza prima dell’inizio e la coda era già lunghissima. Dopo un’altra ora la coda era già raddoppiata. C’era gente appostata dal pomeriggio e che si era portata da fare un picnique!
Nonostante la fila interminabile, ci hanno fatto entrare tutti e sistemare per terra nella hall d’ingresso del museo. Qualcuno saggiamente aveva portato uno sgabello.
La lunga attesa e la scomodità di stare tutto il tempo raggomitolati sul duro pavimento (a metà del quarto movimento non mi sentivo più le gambe) sono stati ripagati dalla musica sublime e dalla bellezza del luogo. Man mano che la musica procedeva, abbiamo visto sopra di noi - attraverso la trasparenza della Piramide - le facciate del museo illuminarsi e il cielo diventare sempre più buio, mentre gli orchestrali si riflettevano nei vetri della Piramide.

A fine concerto, abbiamo vagato per un po’ come tutti fra la folla immensa e i mille concertini fuori da ogni locale, fino a sentire i morsi della fame. Finiti in zona Opera, abbiamo cercato di mangiare in un uno dei tanti ristoranti giapponesi di Rue Sainte-Anne, ma alle undici e mezza tutti i nipponici stavano già chiudendo! Così abbiamo ripiegato un po’ dubbiosi su un ristorante egiziano, Rende-vous au Caire, che è stato invece una piacevole sorpresa. Per di più il week end è aperto fino alle 2 di notte, una rarità a queste latitudini.

La serata è continuata fino a tardi nella Butte aux Cailles, una strada a sud di Place d’Italie, un tempo famosa per i suoi circoli anarchici, oggi posto alla moda per giovani più o meno alternativi. Anche qui, inutile dirlo, musica musica e musica ad ogni angolo e di ogni tipo.

Decisamente una notte fantastica. Voglio la Fête de la Musique tutto l’anno!

sabato 26 aprile 2008

Paris vs London

Fra qualche giorno andrò a Londra a trovare la mia carissima amica Francesca. Così ho deciso di prendere una guida turistica sulla capitale britannica.
Ho scelto una guida Routard, perchè ho già utilizzato la versione italiana per altri viaggi e mi sono sempre trovata molto bene.

Al contrario, la versione francese (quindi originale, dal momento che è qui che nascono le Routard) della guida di Londra mi ha un po’ deluso.
Mi ha irritato soprattutto il fatto che, in linea con le abitudini galliche, appena possibile i luoghi e i monumenti londinesi vengono rapportati alla cosa più simile parigina.
Ma i francesi hanno davvero bisogno di un confronto con i luoghi nazionali per comprendere come sono fatti quelli stranieri?
Pare di si:
Soho: un peu l’équivalent de Pigalle à Paris.
Covent Garden fait vraiment penser aux Halles
(qui, almeno, hanno la decenza di ammettere che Covent Garden è nettamente migliore di Les Halles).
La Royal Academy of Arts possède une école d’art renommée, qui fut créée sur le modèle de l’école française des Beaux-Arts.

Non mancano qua e là osservazioni e allusioni ironiche, che rivelano fra le righe un certo complesso di inferiorità e non poca avversione dei francesi verso gli inglesi. E' evidente, soprattutto, il senso di rivalsa che la capitale francese prova nei confronti di quella inglese.

La chicca è l'introduzione storica al Victorian and Albert Museum:

En 1851, l'Exposition universelle organisée à Hyde Park mettait en concurrence les technologies et le savoir-faire des pays du monde entier. Les Anglais purent constater amérement que l'esthétique des produits manifacturés britannique avait fait les frais de la production industrielle, alors que dans ce domanie les Francais s'en tiraient bien mieux.

Nel 1851, l'Esposizione universale organizzata a Hyde Park mise in concorrenza le tecnologie e le competenze dei paesi del mondo intero. Gli inglesi poterono constatare amaramente che l'estetica dei prodotti manifatturieri britannici aveva fatto le spese della produzione industriale, mentre i francesi in questo campo se la cavavano molto meglio.


E fu per questo che il principe Albert decise di costruire un museo dedicato alle Arti decorative…


Il mese scorso The Economist ha pubblicato un articolo “London and Paris - The rivals”, che mette a confronto le due capitali: http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=10849106
I dati evidenziano la staticità economica e urbanistica della Ville Lumiére, contro il dinamismo di Londra. A Londra vivono circa 200.000 francesi, contro i 22.000 inglesi di Parigi. La divisione in 20 arrondissements di Parigi risale al 1860 e mantiene la superficie della città anacronisticamente minuscola. Al contrario, nel 1965 il comune di Londra si è esteso alla Great London, un agglomerato urbano circa 10 volte la superficie del comune di Parigi.
Mi stupisce persino che i londinesi si possano sentire in competizione con Parigi!
Un pezzo dell’articolo ricorda, infatti, che “officials at London's City Hall bristle at the idea that the two cities can be compared. 'We don't think of ourselves as in competition with Paris,' sniffs John Ross, Mr Livingstone's economic adviser. 'We've won that contest. We measure ourselves against New York.'

venerdì 25 aprile 2008

Pic-nic al Pont des Arts

C'è un ponte sulla Senna che collega l’austero Istitut de France all’ingresso sud della Cour Carrée, cuore del Louvre. È il Pont des Arts – Ponte delle Arti – un ponte pedonale in legno, da cui si può ammirare una delle vedute più caratteristiche di Parigi: da un lato la punta orientale dell’Ile de la Citè, con i suoi languidi salici protesi verso il fiume, e le guglie di Notre Dame, dall’altro lato i grandi palazzi scintillanti del lungosenna e la Tour Eiffel.
La summa del pariginismo e il non plus ultra del romantico.

Qui è tradizione riunirsi con gli amici per fare dei pic-nic. I gruppi più numerosi seduti in cerchio, le coppiette appoggiate al parapetto, tutti provvisti di gran quantità di bottiglie di vino. Si osserva l’acqua scorrere attraverso le fessure del legno, si salutano i turisti che si sbracciano dai battelli di passaggio, qualcuno porta la chitarra e si canta.
Il momento migliore è all’arrivo della sera, quando i colori diventano morbidi e le luci suggestive.

Tanti turisti passano e fotografano i festanti mangiatori, come antropologi che osservano una tribù di pigmei. Chissà perché, non sono tanti quelli che decidono di fermarsi e di imitare gli abitanti. Scandaloso! Se si viene a Parigi nella bella stagione, il pic-nic sul Pont des Arts è d'obbligo!

martedì 15 aprile 2008

il Liga a Parigi

Il Liga a Paris!

Mentre il nostro amato stivale fremeva (?) in attesa degli exit poll delle ultime ennesime elezioni, io assistevo ad uno spettacolo al quale mai avrei immaginato di assistere qui a Parigi: il concerto di Luciano Ligabue!

Premetto che non sono mai andata ad ascoltarlo in Italia, perché mi piace, si, ma con moderazione. Ma, come al solito, ci sono capitata guidata dal caso: Simona è venuta a Parigi in coincidenza con la data del tour europeo, quindi ha pensato di prendere i biglietti e portarmi con lei.
Così mi sono ritrovata, un po’ scettica, a saltare e cantare in mezzo a 2000 individui scatenati, per la maggior parte connazionali, alcuni arrivati apposta dal Bel Paese.
Mi sono divertita da morire!
L’aspetto migliore dello spettacolo era trovarsi dentro una piccola sala, La Cigale, un antico teatro di Pigalle, e poter vedere il palco così da vicino. In Italia il caro Luciano riempie gli stadi ed è impossibile avvicinarsi tanto alla sua faccia. Qua era come averlo in cucina che si prepara un caffè.

il Liga a Parigi!

venerdì 21 marzo 2008

Grandinate di Marzo

Ieri era il primo giorno di Primavera, e per cominciare bene oggi è venuta giù una grandinata a mitragliatrice. E poi è tornato il sole.
Pare che le grandinate di Marzo siano una caratteristica del tempo parigino, una caratteristica che nemmeno l'effetto serra e il buco nell'ozono sono ancora riusciti a modificare.

Ieri era anche Capodanno! Infatti, cosa significa festeggiare l’inizio dell’anno in un giorno insignificante come il primo Gennaio? Il vero principio dell’anno è il primo giorno di Primavera, il momento della rinascita della natura, del risveglio dei sensi, del ritorno alla luce dopo i grigi mesi invernali.
È quello che pensano, per esempio, i curdi e altri popoli iranici.

Ieri sera, grazie a vie traverse, ho partecipato alla festa di Capodanno - Newroz - organizzata dal Centro Culturale Curdo di Parigi. È stato molto interessante, oltre che divertente. Hanno allestito un ricco buffet in una grande sala offerta dalla Regione Ile-de-France. C’era una piccola orchestra che suonava le musiche tradizionali e tutti quanti ballavano stretti in cerchio, tipo mammutones sardi.
Ho conosciuto un musicista del Kurdistan iracheno, che ha studiato al conservatorio di Venezia e che mi ha raccontato un po’ il suo punto di vista sull’attuale situazione in Iraq. I curdi, a differenza degli sciti e dei sunniti, che si stanno scannando nel caos più assoluto, hanno ricevuto solo vantaggi dalla cacciata di Saddam e si augurano che gli americani restino ancora a lungo sul territorio. Sono riusciti a costruire una Provincia autonoma piuttosto stabile e si gestiscono senza disordini.
L’università della capitale accoglie anche molti insegnanti stranieri.
Come mi sono sentita ignorante quando mi ha detto che l’attuale Presidente iracheno è curdo!
Basta, devo tornare a interessarmi di cosa succede nel mondo…

Newroz a Paris - Foto di MV

domenica 16 marzo 2008

Piccoli giardini nel centro di Parigi

Il WC di casa mia riserva sempre delle piacevoli sorprese (per chi non lo sapesse, nelle case francesi la coppa del cesso è separata da resto del bagno ed è confinata tutta sola in uno sgabuzzino). Questo grazie alla mia padrona di casa, che l’alimenta costantemente di nuovi libri e riviste. Purtroppo, non si cura mai di ordinare o eliminare i volumi precedenti, dando origine ad un caos intriso di polvere appiccicosa.
È così che, per esempio, ho letto il mio primo Tin-tin in francese. Ed è così che ho scoperto “Où trouver la calme à Paris” (Dove trovare la calma a Parigi). Il libro fa parte della nutrita collezione Paris à nous, edita da Parigramme, tutta dedicata a come vivere Parigi al meglio. Da come trovare un appartamento, a dove mangiare e comprare africano, fino ai consigli per chi possiede un gatto.
Questo “Dove trovare la calma a Parigi” deve essere uno dei primi titoli, perché l’edizione del mio WC risale a 10 anni fa. Quindi è poco attendibile.
Ma la lista dei parchi più tranquilli e nascosti della città può essere ancora utile.
La uso come spunto per rivisitare - o visitare per la prima volta - una serie di piccoli giardini, tutti vicino al centro e adatti ad una sosta rigeneratrice.


Il Marais
Per quanto il Marais sia uno dei quartieri più conosciuti e più descritti nelle guide, rimane sempre una miniera di angolini nascosti e di “forse non tutti sanno che”. È sorprendente soprattutto la quantità di piccoli spazi verdi, che spuntano improvvisi fra le case antiche.

Si può cominciare dall’Hotel de Sens, a sud di Saint Paul. L’Hotel de Sens è un hotel particulier (un “hotel particulier” non è un albergo, ma una antica residenza privata) trasformato in biblioteca pubblica. Dalla parte opposta all’ingresso della biblioteca è stato ricostruito un grazioso giardino alla francese, ovvero un giardino dove la natura è iper-controllata e misurata. L’elemento caratteristico sono le siepi basse disposte a formare disegni geometrici o sinuosi.

Giardino dell'Hotel de Sens


Dall’Hotel de Sens si risale verso il Marais vero e proprio. Dalla caotica Rue Saint Antoine, piena di gente e negozi, si accede ad una piccola oasi di pace: l’Hotel de Sully, un hotel particulier riconvertito a spazio espositivo. Superato il maestoso portone, si scopre un delizioso giardino dove svolazzano gli uccellini. Una porta nell’angolo in alto a sinistra immette direttamente nella celebre Place de Vosges.

A due passi da Place de Vosges c’è il Musée Carnavalet, il Museo della Storia della Città. Oltre ad essere un luogo divertente pieno di oggetti curiosi (e in più l’ingresso è gratuito), all’interno è custodito un pregevole giardino alla francese. Molti turisti lo scorgono attraverso i cancelli dorati in Rue Francs Bourgeois e non sanno che se girassero l’angolo ci potrebbero entrare!

Giardino del Musée Carnavalet



Square Georges CainAlle spalle del Musée Carnavalet si aprono altri due minuscoli parchi, divisi da una fila di bassi edifici. Il più tranquillo è lo Square Georges Cain, mentre il giardino adiacente, in Square L. Achille, ospita dei giochi per bambini e quindi è molto più rumoroso.
Di fronte allo Square Georges Cain, l’ennesimo Hotel Particulier accoglie l’Istituto di Cultura Svedese. L’istituto è dotato di un caffè in stile ikea, con tavolini sparsi nel bel cortile. Da notare i panini confezionati ad arte e pieni di ogni bendiddio.



Fra Saint Germain de Prè e la Tour Eiffel (6°e 7° arrondissement)
La zona intorno Saint Germain de Prés è davvero povera di luoghi piacevoli dove rilassare un po’ le gambe. Per trovare ristoro bisogna scarpinare fino al magnifico Jardin de Luxembourg, che ad ogni modo ripaga del tutto della camminata. In alternativa, vale la pena di spostarsi verso Nord e raggiungere il Lungosenna. Dalla chiesa di Saint Germain, si raggiunge il fiume attraverso Rue Bonaparte. Qui, il viaggiatore supera distratto i bei palazzoni dell’Ecole des Beaux Arts, mentre varrebbe la pena di entrare a curiosare.
L’Ecole è un misto di edifici di stili diversi, di pezzi di antichi monumenti recuperati e gettati fra le erbacce, di installazioni degli studenti in mezzo ai cortili. Il risultato complessivo è una pittoresca disarmonia, altrimenti detta “pugno in un occhio”. Però è divertente scoprire un patio dove è stata appesa l’intera riproduzione del fregio del Partenone, oppure un piccolo giardino un po’ incolto, o ancora gli atelier dove lavorano gli studenti, o la sontuosa Cour Vitré, un ampio cortile ottocentesco (ora in restauro) coperto da un tetto di vetro.

Cour du Murier - Ecole des Beaux Arts


In alternativa, sempre dalla chiesa di Saint Germain, si può scendere in Rue de Rennes e poi girare a destra in Rue de Sèvres. Qui si entra nel 7° arrondissement. Poco prima della fermata della metropolitana Sèvres-Babylone, si passa accanto ad una stradina pedonale, Rue Récamier, che finisce in un minuscolo parco pubblico. Il giardinetto è un luogo inaspettato e silenzioso. È interamente circondato da palazzi e quindi d’inverno non ci batte spesso il sole. Questo lo rende il secondo posto più umido di Parigi, dopo la Senna.

Jardin Récamier


Proseguendo lungo Rue de Babylone, ci si imbatte in un parco grande e arioso, molto diverso dal precedente: il Jardin Catherine Labouré. Il luogo era l’orto di un convento di suore e mantiene ancora il suo impianto campagnolo e i suoi alti muri, le aiuole squadrate, gli alberi da frutto e un pergolato coperto di vite. Il nome è dedicato ad una giovane religiosa che visse nel convento e a cui apparve la Madonna.

Jardin Catherine Labouré


Verso la fine di Rue de Babylone si incontra un edificio talmente curioso che vale la pena di citarlo, anche se non si tratta di verde pubblico. È la Pagode, un cinema ricavato all’interno di una pagoda in stile giapponese, costruita nell'800 da un imprenditore francese.

La Pagode


Ad ogni modo, il giardino più bello del 7° arrondissement - e uno dei più belli di Parigi - è senz’altro il giardino del Musée Rodin. Il museo è allestito in un maestoso Hotel particulier settecentesco, piantato in mezzo ad un affascinante giardino dall’aria sempre brumosa anche sotto un sole splendente, dove meditare contemplando le riproduzioni delle sculture più famose di August Rodin. Per visitarlo non è necessario accedere al Museo: esiste un ingresso a parte e si paga solo un euro.

venerdì 22 febbraio 2008

Les Chinois (ovvero: la strada dell’informatica)

Anche Parigi ha la sua piccola mecca per i fanatici di informatica: Rue Montgallet.
Questa tranquilla strada poco lontano dalla Gare du Lyon, è un susseguirsi ininterrotto di negozietti che vendono ogni genere di aggeggi inerenti il mondo del computer.
Quando si parla di Rue Montgallet, si dice semplicemente “la strada dei Cinesi”, perché la maggior parte dei proprietari sono cinesi.
Quindi, se siete a Parigi e avete un improvviso disperato bisogno di un masterizzatore DVD, di una RAM da 2Gb a 800Mhz o un Hard disk esterno da 160Gb (attenzione: se chiedete un hard disk non capiscono, dovete chiedere un “disque dur”…) potete fare un salto dai cinesi.

Per inserire la visita ai cinesi all’interno di un circuito turistico, potete partire da Place de la Bastille e percorrere tutta la piacevole Promenade Plantée, la passeggiata costruita convertendo al verde un antico viadotto ferroviario. Arrivati in fondo alla passeggiata, nel grande spiazzo verde dei Jardin de Reully, si può scendere nella strada parallela alla Promenade, ovvero Avenue Daumenil, e risalire un poco in direzione della Bastiglia. Rue Montgallet è la prima traversa a destra.
Per tornare alla Bastiglia, risalite tutta Avenue Daumenil e lasciate che gli amici, stravolti dalle ore passate ad analizzare i microchip della vostra nuova scheda madre, osservino gli atelier artigianali, i negozi di design e gli studi di architettura ospitati sotto le arcate dell’ex-viadotto.

A proposito… Se passate da avenue Daumenil entro il 16 Marzo, non perdetevi la piccola ma geniale esposizione al VIA (Valorisation de l’Innovation dans l’Ameublement): “Matièrs à cultiver”. Sono esposti alcuni oggetti, soprattutto mobili e complementi per la casa, creati con bio-materiali a base vegetale. Gli studenti di architettura accorrono estasiati con carta e matita per ricopiare i modelli.

venerdì 15 febbraio 2008

Parigini un po’ stundai?

Come è facile essere soli “in questo popoloso deserto che appellano Parigi” (come canta Violetta Valery nella Traviata).

È facile nel senso che lo spaesamento della grande città costringe spesso ad una solitudine forzata. Ma anche nel senso che, una volta soli, la città stessa offre molte opportunità per godere con piacere della propria solitudine.
I parchi sono pieni di gente che passeggia o legge, senza alcuna compagnia. E non è raro che i tavolini dei bistrot siano occupati da un singolo avventore solitario.
Insomma: gli abitanti, invece di cercare di essere più socievoli, cercano di trarre vantaggio dal proprio isolamento.
Ne consegue, tra l’altro, il clichè del parigino antipatico e sprezzante (clichè esteso, per contiguità, a tutti i francesi).

Ad ogni modo, ho l’impressione che la famosa inclinazione dei parigini ad essere un po’ arroganti ed altezzosi non sia dovuta al disprezzo verso il prossimo, bensì all’incapacità di instaurare rapporti con gli altri, nonostante lo si desideri.
Per usare una parola genovese, sono un po’ stundai.
Eugenio Montale ha dato un’ottima definizione del termine “stundaio”:

Atteggiamento tipico di orgoglio e timidezza, misto a diffidenza. La pratica quotidiana del mugugno, un certo complesso di inferiorità nei confronti dell’altro, bilanciato dal senso di superiorità morale.

Questa è solo una mia teoria. Alcuni italiani che vivono qua, dicono che i parigini sono semplicemente stronzi.
Ma bisogna sempre distinguere la causa dall’effetto….