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mercoledì 7 maggio 2008

Londra: ma perchè piace tanto?

St James's Square - London
Scrivo questo post per raccogliere risposte alla seguente domanda: perchè Londra piace tanto?
E' per via dell'atmosfera cosmopolita? Della sensazione di tolleranza? Della possibilità di conciarsi come si vuole e passare inosservati? Della capacità degli abitanti di mettersi in fila in ogni situazione?
Qualcuno mi spieghi, per favore!

Certo, anch’io ho apprezzato gli splendidi musei (vedi post precedente), i pub rumorosi, i mercatini pittoreschi e i parchi verde smeraldo.
Ma mi è sembrata talmente eterogenea e slegata da non avere una precisa identità.
E poi, il rapporto degli anglosassoni con il cibo è inaudito! I piccoli negozi di alimentari, panifici compresi, sono rarissimi. Si compra tutto al supermercato. A parte i già citati pub, è difficile mangiare in un ristorantino che non faccia parte di una catena.
Solo per questo motivo, trovo che sia una città invivibile :-)


Westmister Cathedral Pub nella City

Ingresso di Fortnum&Maison Trafalgar Square

sabato 3 maggio 2008

Viva la Tate Modern

Giacometti alla Tate
Prima di ogni commento post-rientro dalla Great London, ecco qualche immagine dell'attrazione che ho apprezzato maggiormente: la Tate Modern.

Il grande museo di arte moderna e contemporanea, inaugurato di recente all'interno di un'ex-centrale elettrica, non merita la visita solo per la struttura che lo ospita, come spesso accade per i nuovi grandi contenitori di arte contemporanea, ma più semplicemente per l'esposizione stessa.
L'allestimento è geniale! Nessuna divisione scolastica e pedante in ordine cronologico, ma per cinque grandi tematiche: Material Gestures, Poetry and Dream, Conceptual Models, Idea and Object, States of Flux.

In questo modo vengono messi a confronto artisti di diverse epoche, ma ispirati dagli stessi argomenti. Il visitatore è trattato in modo attivo e stimolato a comprendere le idee che hanno generato le opere, non solo a osservare una sequenza di oggetti.

Quindi, bando ai discorsi del tipo "ma io l'arte moderna non la capisco"!
La visita alla Tate è un solletico per i sensi. Non bisogna capire nulla, solo lasciarsi trasportare e coinvolgere.

Studenti davanti ad un Rotko

Tate Modern

Tate Modern

Ingresso alla mostra Duchamp, Manray, Picabia

sabato 23 giugno 2007

Colmar - ordine e progresso

Oggi, finalmente, mi sono mossa dal paesello loreno per fare una gita a Colmar.

Il viaggio fino a Colmar è stato molto piacevole. Siamo risaliti fino al Passo di Stosswihr, che segna il confine fra Lorena e Alsazia, attraverso pascoli, campi e boschi da fiaba, fino a varcare il confine alsaziano. Qui lo stile delle case cambia radicalmente e diventa tedesco puro.
Abbiamo fatto una sosta veloce a Munster per vedere le cicogne appollaiate sui tetti e per assaggiare il formaggio locale. La gustosa toma ha subito trasformato la nostra macchina in una camera a gas.


Il centro storico di Colmar è un gioiellino ad uso e consumo dei turisti: grazioso, romantico e ordinato.
L’atmosfera è comunque affascinante, soprattutto nella zona detta la “Petite Venice” (appena c’è un canale con un ponte qualcuno grida alla Piccola Venezia).
Luoghi come questi sollevano nella mia mente latina, oltre al piacere e all’ammirazione, alcuni dubbi:
1) Come fanno a tenere tutto così pulito? E soprattutto, perché noi non ne siamo capaci?
2) Ma tutti ‘sti fiori alle finestre ce li mette l’ente del turismo?
3) Dove nascondono i barboni?

I turisti nordici in Italia devono sentirsi in un girone infernale, quando vagano per le nostre strade…

mercoledì 30 maggio 2007

Berlino

Quando dico di amare moltissimo Berlino, la maggior parte delle persone storce il naso: ma come? Una città tedesca? Chissà come sarà fredda, rigorosa, noiosa, ordinata e pulita in modo maniacale…
Meglio dimenticare gli stereotipi inculcati da 50 anni di film sulla seconda guerra mondiale pieni di sadici gerarchi nazisti: Berlino è unica e non ha nulla a che vedere con quello che siamo abituati a pensare della Germania.
Prima dell’unificazione, Berlino era considerata dai tedeschi stessi come un mondo a parte. Soprattutto chi viveva nella parte Ovest godeva di un trattamento particolare, per esempio il servizio militare non obbligatorio o incentivi sull'acquisto della casa. Ne è conseguito un trasferimento massiccio di perditempo, artistoidi, anarchici, alternativi e varia umanità che hanno dato vita alla Berliner Luft: l’atmosfera libera e creativa che si respira ancora in città.

Kaiser Wilhelm Gedächtnis Kirche

Meglio dimenticare anche le rigide strutture tipiche della maggior parte delle città europee: una piazza più o meno monumentale che ne è il cuore, la cattedrale circondata dal centro storico, vari monumenti antichi distribuiti tutto intorno.
A Berlino non troverete nulla di tutto questo.
Sopratutto non esiste un centro. Stanno cercando di crearne uno nuovo di zecca nella scomparsa Potsdamer Platz, la piazza distrutta dalla costruzione del muro. Si tratta però di un luogo fantasmagorico e bizzarro, che ben rappresenta la Berlino di oggi. È un’area fluttuante, composta da più nuclei su una superficie molto estesa (e non hanno ancora finito…). Chi la percorre è invitato a continui cambi di prospettiva e impressioni: spazi chiusi, aperti, verdi, acquatici, circolari, verticali, trasparenti, pieni, colorati. Una vertigine per i sensi.

Girando per le strade si avverte spesso una sensazione di precarietà e distanza.
Unica certezza: chi torna a Berlino non la troverà mai uguale alla volta precedente.

Potsdamer Platz

martedì 8 maggio 2007

giovedì 3 maggio 2007

Sant Jordi a Barcellona

Racconto con un po’ di ritardo la mia esperienza barcellonese.

Ho passato la settimana intorno il 23 aprile a Barcellona, ospite a casa dei miei amici Giulia e Paolo (per tacer dell’imminente Clelia). Ho scelto questa data perché in questo giorno si festeggia Sant Jordi, il patrono della Catalunya, e volevo vedere la città in un momento particolare.

Sono partita piena di curiosità, perché in genere tutti parlano con entusiasmo di Barcellona, ma temo che i motivi che spingono molti ad apprezzarla siano proprio gli stessi che mi hanno lasciato perplessa, primo fra tutti la “sensazione di sentirsi come a casa”. Non che mi piaccia sentirmi a disagio fra popoli ostili e usanze incomprensibili, ma per “sentirmi come a casa” in genere me ne sto a casa.
Appena arrivata in Placa de Catalunya sono stata travolta da una fiumana di gente, la maggior parte della quale parlava italiano nei più svariati dialetti e accenti. Era come stare in una mini-italia, con le persone al posto delle riproduzioni della torre di Pisa e di San Pietro. E va bene, viaggiando a ridosso del 25 aprile forse me lo sarei dovuto aspettare, ma tutto sommato credevo di andare in Spagna!
Insomma, il primo impatto non è stato del tutto positivo.
Altro errore: ho percorso itinerari troppo “da turista”, col risultato che tutto quello che ho visto era invaso da centinaia di stranieri con cartina e macchina fotografica, e questo non mi ha certo aiutato ad entrare nell’anima della città.
Uhm… magari ci torno in un periodo più tranquillo e scegliendo percorsi alternativi…

La festa di Sant Jordi è stato un momento un po’ diverso. Prima di tutto aprono dei monumenti normalmente chiusi negli altri giorni, oppure ci sono aperture gratuite di musei di solito a pagamento. La mia amica ed io siamo andate un paio di giorni prima a chiedere l’elenco delle iniziative alle Informazioni turistiche dietro l’Ayuntamiento.

Cortile gotico del Palau de la Generalitat di Barcelona

Così la mattina del 23 ci siamo messe in coda per visitare il Palau de la Generalitat, in Placa San Jaume. E’ valsa la pena aspettare più di mezz’ora per entrare, perché il palazzo è davvero bello. Molto meno interessante, invece, il Palau de l’Ayuntamiento.

Nello stesso giorno, i banchetti che di solito occupano la Rambla sono sostituiti da bancarelle di fiori e libri. Infatti, secondo la tradizione gli uomini regalano una rosa all’amata e le donne un libro all’amato. Già dal mattino si vedono in giro moltissime donne con una rosa rossa in mano, facendo intuire che gli uomini barcellonesi siano molto attenti alle loro partner (oppure molto attenti alle tradizioni).

Sant Jordi ardent

Comunque, fra tutte le cose che ho visto, quella che più mi ha impressionato non è stata la Sagrada Famiglia, la Boqueria, il Park Guell, il Barrio Gotico, il Palau della Musica e gli altri spettacolari monumenti che si trovano sparsi per la città, bensì veder costruire un castell.
E’ stato quasi un caso: Giulia ed io tornavamo a casa la sera e abbiamo notato un cartello che annunciava un incontro di castellers il giorno dopo nella Rambla del Poble Nou. Siamo andate a vedere e sono rimasta sbalordita.
Il castell è la piramide umana tradizionale della Catalunya, formata dalla sovrapposizione di diverse persone (i castellers) in piedi ognuna sulle spalle dell’altra. La bravura, ovviamente, sta nel dar vita a una piramide più alta possibile.
I castellers cominciano a spingersi l’uno verso l’altro per creare una base solida e compatta. Su questa base salgono 2, 3 o più persone che formano il primo piano. Appena si sono sistemati e stretti saldamente fra loro, sulle loro spalle sale uno stesso numero di persone e così via per diversi piani. Mentre vengono “scalati”, i castellers stringono coi denti i baveri delle camice per non farsele strappare.
In cima a tutti sale un bambino: appena raggiunge la cima saluta con un bacio la folla e poi ridiscende velocemente scivolando lungo i corpi di chi lo ha sostenuto.

Quando ho descritto questo spettacolo a Paolo come “potente”, ha riso per due ore. Ma lui non l’ha visto e non può rendersi conto dell’energia e dell’adrenalina che si vengono a creare! E’ davvero un’emozione intensa e coinvolgente, perché la torre di persone è viva e freme tutta, senti la fatica di chi sta in basso e la difficoltà di chi sale in alto. Partecipano tutti, uomini, donne e bambini, incitandosi a vicenda.



E’ la rappresentazione perfetta dello spirito di aggregazione e di appartenenza della comunità catalana, che non perde occasione per far notare la propria unicità e la propria distanza dal resto della Spagna. Ed è proprio questa coesione e collaborazione che ne determina la forza. Semplicemente emblematico.

giovedì 26 aprile 2007

23-29 marzo 2007: Parigi turista

Sono già stata a Parigi altre volte e adesso la visito stile pacchetto di figurine: cèlo, cèlo, manca. Mi mancavano appunto 3 luoghi, nemmeno troppo secondari, che tengo sempre nella lista dei posti da vedere, ma che per vari motivi non ero ancora riuscita a visitare: l’Opera Garnier, il Museo di Arti Asiatiche Guimet e il Parco del Buttes Chaumont.

L’Opera Garnier è un turbinio di stucchi, ori, colonne e specchi, con un risultato esagerato che piacerebbe molto a mia nonna.
La cupola affrescata da Chagall può far pensare all’osservatore coerente “ma ‘sta roba cosa c’entra?”. Oppure può far tirare un sospiro di sollievo al visitatore oppresso dal foyer neobarocco.
Dipende dai punti di vista.

Opera Garnier Opera Garnier

Non mi aspettavo che il Museo di Arti Asiatiche Guimet fosse così grande! Per visitarlo in modo accurato ci vogliono almeno 4 ore, soprattutto se non si è degli esperti di arte orientale e si ha intenzione di capire quello che si sta vedendo. Infatti, nonostante l’audioguida (compresa nel biglietto) e i numerosi pannelli esplicativi, la mia incolmabile ignoranza e le distanze culturali mi hanno lasciato la sensazione di non poter cogliere fino in fondo il senso delle cose esposte.
Che nervi. Sono uscita con molti interrogativi e la voglia di andare in Cambogia.

Sala del Museo Guimet

La vista dal Buttes Chaumont

La cosa che apprezzo più di Parigi sono i suoi parchi. Mi piace immaginarmi sdraiata sull’erba umidiccia mentre fingo di leggere Proust, una baguette stritolata nel portapacchi della bicicletta parcheggiata accanto, le coppiette che si sbaciucchiano sulle panchine, e tutta la gente che parla con quella dannata erre moscia, che farebbe venire la tonsillite dopo 3 ore a qualunque persona normale.

Il Buttes Chaumont è una tipica creazione romantica, un po’ fosca e teatrale. Se si sale sulla collina fino al tempietto neoclassico, si può godere di uno dei panorami più languidi della Ville Lumiere. La vista non domina la città, ma l'accarezza lentamente fino al Sacro Cuore.

Ma perché Parigi è così romantica????