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martedì 19 gennaio 2010

La fine di un amore

Domenica ho passato un bel pomeriggio.
Dopo un concerto gratuito alla chiesa di Saint Laurent, vicino alla Gare de l'Est, mi sono aggregata ad un amico per prendere un caffè con un gruppo di persone che lavorano nel cinema o nella televisione, principalmente come attori.
Naturalmente tutti intermittenti dello spettacolo, ovvero appartenti a uno statuto che riunisce artisti di varia natura, i quali, raggiunto un certo numero di ore di lavoro l'anno, hanno il diritto di percepire uno stipendio anche nei mesi in cui sono inattivi.
Si tratta di una situazione comune fra chi lavora nel campo artistico o intellettuale in genere, un sistema che permette di esercitare professioni normalmente poco remunerative o molto instabili, ma che danno lustro alla cultura nazionale. Miracoli dello stato sociale francese.

Una dei presenti, un'avvenente e giovane attrice, si è lasciata sfuggire lo scoop del 2010: Carla ha chiesto il divorzio da Nicolas.
Peccato. Un così grande amore.

Mi stupisce che la Bruni non abbia avuto la pazienza di attendere ancora un paio d'anni, per recitare la parte della sposa devota e adorante alle prossime elezioni presidenziali, per poi mollarlo subito dopo con le tasche stracolme di compensi.
Almeno la moglie precedente, Cécilia, ha avuto l'ammirevole ipocrisia di aspettare che il marito concludesse la campagna elettorale e venisse persino eletto, prima di scaricarlo.

Naturalmente la notizia non è ancora ufficiale e nemmeno di importanza capitale per l'umanità, ma mi andava di scriverlo per poter dire, tra qualche mese, "io lo sapevo già dal 17 gennaio!".

venerdì 4 dicembre 2009

Il paese dei formaggi



Ho appena appreso, con mio grande spasso, che quello che noi chiamiamo “grafico a torta” qua è detto semplicemente “camembert”.
Sono veramente fissati col formaggio. Anche se, chiesto ad un francese quale prodotto alimentare amino di più, non rispondono il profumato latticino o il glorioso vino, bensì …. il pane.
Lunga vita alla baguette...

lunedì 12 ottobre 2009

vive les pacsés!





Da qualche settimana i corridoi della metropolitana parigina sono tappezzati dalla pubblicità del Salon du mariage et du Pacs. Come se da noi facessero il “Salone del matrimonio e della coppia di fatto”.

Ah, il fantomatico Pacs (pact civil de solidarieté). Doveva essere il modello per i nostrani Dico, ovvero un contratto che sancisca l’unità fra 2 individui di qualunque sesso, e che alla fine stabilisce obblighi di poco diversi dal matrimonio tradizionale.
Ma che fine ha fatto questa proposta? Affossata dall’esemplare vita coniugale del nostro Presidente del Consiglio?

Quasi quasi rimpiango i bei tempi in cui eravamo i portabandiera della sacralità del matrimonio…

Il 13 ottobre ricorre il decimo anniversario dalla creazione della legge sui Pacs, e i giornali ne hanno approfittato per spendere qualche parola in numeri e statistiche.
Mentre i matrimoni si attestano stabili da 10 anni sulla cifra di 270000 l’anno, i Pacs sono cresciuto in modo esponenziale fino ai 145000 del 2008, con un aumento del 43% rispetto al 2007.
Chi temeva un fiorire di unioni selvagge e indiscriminate fra uomini, donne, transessuali, bisessuali, transgenici e transformer, è stato smentito: solo il 5,64% dei contratti riguarda una coppia omosessuale.
Il dato più curioso è che, sempre nel 2008, il numero di Pacs sciolti era il 16% del totale, contro un mostruoso 46% di divorzi sul totale dei matrimoni.




mercoledì 16 settembre 2009

e allora ignoriamoci

Qualche giorno fa mi é capitato sotto gli occhi un articolo di Le Monde sui film vincitori alla Mostra di Venezia.
Nel sottotitolo: "ignorata la selezione francese".
Trovo straordinario che immancabilmente, a commento della premiazione del Festival di Cannes, i giornali italiani annuncino: "ignorata la selezione italiana".
E allora continuiamo questa sterile competizione Francia-Italia! Ma insomma, non si tratta di calcio...

lunedì 16 febbraio 2009

Ossigeno globalizzato

Il Consiglio Regionale dell'Ile de France ci fa trovare periodicamente nella cassetta delle lettere una rivista dedicata agli avvenimenti e le iniziative che animano l'operosa Regione.

Fra i progetti sbandierati con fierezza, troviamo la sovvenzione di una filiera per la produzione di combustibile verde in uno sconosciuto villaggio del Mali.
Un’azione lodevole, certamente, ma nutro qualche riserva sul principio che l’ha generata… I consiglieri regionali, infatti, sono stati mossi da una teoria di "compensazione", secondo la quale l’emissione di CO2 generata dai nostri inquinanti mezzi di locomozione, è riequilibrata da un'iniziativa ecologista in un luogo lontano del pianeta.
Poco importa se qui l’aria è mefitica e si soffoca sotto una cappa di smog, l'importante è mantenere una quantità adeguata di aria pulita nel mondo.
Del resto, e la matematica non è un'opinione, tutti sanno che cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia.

Chissà se alla Regione sanno che anche la Provincia di Modena aveva avuto la stessa idea, lanciandosi nella tutela di un pezzo di foresta costaricana.
Ma la Procura contabile di Bologna ha contestato l'azione.
La vicenda è descritta in un articolo di La Repubblica:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/29/il-pm-contesta-modena-la-foresta-anti-inquinamento.html

L’articolo racconta:
Gli avvocati dei funzionari della Provincia sostengono che «la tutela delle foreste, anche a livello internazionale, assicura la salvaguardia del clima terrestre, con conseguente beneficio di tutti gli abitanti della Terra compresi quelli della Provincia di Modena». Il procuratore replica invece che «la comunità modenese avrebbe pagato quel beneficio mantenendo un livello più elevato di emissioni inquinanti, una minore conservazione del patrimonio ambientale locale». Un danno «specifico» contro «un generico beneficio mondiale», ottenuto con una procedura «nemmeno conforme al protocollo di Kyoto».

Ecco... come al solito quando una cosa la fanno i francesi è la più illuminata del mondo, mentre noi non ne azzecchiamo una!

lunedì 24 novembre 2008

Spaniliano

Come è noto, gli stranieri hanno seri problemi a distinguere fra la lingua italiana e la lingua spagnola. In genere considerano una delle due una specie di dialetto derivato dall’altra, con scarsissime differenze sostanziali.

Una volta sulla metropolitana è salito un gruppo di signore spagnole, nemmeno più tanto giovani, che facevano più casino di 6 classi di 13enni in gita scolastica. Ridevano sguaiate e si agitavano per il solo gusto tutto latino di fare un po’ di baccano.
Una donna seduta accanto a me ha sospirato volgendo gli occhi al cielo: “ah, les italiens…”. Mi sono sentita in obbligo di precisare che le signore erano spagnole, e che lo avevo capito NON perché parlo spagnolo… Quando ho dichiarato la mia nazionalità, la donna ha avuto un attimo d'imbarazzo e io, colta da compassione per la sua ignoranza, non me la sono sentita di infierire come si sarebbe meritata.

Proprio in questi giorni, sempre nella metropolitana, è comparsa l’enorme pubblicità di un fumetto satirico su Sarkozy e la sua chiacchierata consorte. Titolo: “Carla et Carlito. Ou la vie de Château”. L’evidente tentativo di ribattezzare Nicolas con un nome italianizzante, per metterlo in stretta relazione con la moglie, nome che invece è spagnolo, mi fa sospirare e volgere gli occhi al cielo….

lunedì 3 novembre 2008

Départements et territoires d'outremer italiani

Stasera, finalmente, dopo aver chiamato a destra e a manca i telefoni fissi di mezzo mondo, ho avuto l’accortezza di controllare quali chiamate internazionali sono comprese nel mio abbonamento.
Infatti, qui in Francia tutti gli operatori offrono abbonamenti a 30 euro, comprensivi di adsl illimitato, TV satellitare e telefonate ai numero fissi di svariati paesi.
Scopro così di poter chiamare in “Italie (y compris Sardaigne et Sicile)”.
Ma pensano che la Sardegna e la Sicilia siano come i loro territori oltremare (DOM-TOM), ovvero delle ex-colonie con amministrazione speciale?
Bhà… Forse fra i loro consulenti c’è qualche leghista…

mercoledì 3 settembre 2008

La temibile rentrée

Eccoci finalmente a settembre.
Ricominciano le scuole e quasi tutti sono tornati dalle ferie. Si rinnova l’iscrizione in palestra o al corso di inglese e magari si prova una lezione di pilates.
Questo banale momento dell’anno è vissuto dai francesi come l’arrivo dell’Apocalisse.
Esiste persino un nome preciso: la rentrée, un fenomeno sociale che, a giudicare dai titoloni delle pubblicità, sembra suscitare il panico e la disperazione nella popolazione.
Credo, però, che tale psicosi collettiva sia alimentata dai produttori di beni di consumo, per indurci a spendere di più.
Per superare il trauma della rentrée, infatti, bisogna comprare un nuovo computer, dei nuovi vestiti, delle nuove cartelle, dei nuovi cosmetici, iscriversi a un corso di acquagym o di pittura steineriana. E cosi via all’infinito.

Bhà… in effetti avverto una terribile angoscia all’idea di non aver ancora ripreso i corsi di yoga e di tango…
Il vero stress della rentrée non è la rentrée, ma trovare i modi per superarla!

sabato 31 maggio 2008

Gardarèm lo Larzac!

Ultimo giorno di maggio e non ho parlato nemmeno una volta dei numerosi dibattiti, rievocazioni, pubblicazioni e trasmissioni che sono stati fatti in Francia per i 40 anni dal Maggio del ’68.
Appunto! Al riguardo sono già stati versati abbastanza fiumi di caratteri tipografici, senza bisogno di aggiungere le mie inutilia.

Ma per parlare un po’ di lotte e movimenti, oggi chiacchieravo con la mia padrona di casa e ho scoperto un episodio della storia recente francese che – come al solito – mi era del tutto sconosciuto: la lotta del Larzac.
Larzac è un bucolico paesino di 115 abitanti, situato placidamente fra campi e pascoli di pecore su un altopiano dell’Aquitania.
Tanta pace agreste non lascia immaginare che il paesello è stato teatro di una contestazione epica e di una vittoria leggendaria del popolo francese.

Nel 1971, lo Stato decide di ingrandire il campo militare del Larzac, occupando terreni destinati al pascolo.
Contadini e pecore rifiutano l’espropriazione e marciano su Parigi al grido di "Gardarèm lo Larzac !" (in occitano: “Conserveremo il Larzac”).
L’opinione pubblica si mobilita in favore dei coltivatori e nel 1973, 100.000 persone, venute da tutta la Francia, si riuniscono sull’altopiano per manifestare il loro appoggio.
La lotta dura fino al 1981, quando lo Stato decide di abbandonare il progetto.

Come si legge sul sito del movimento, «i coltivatori del Larzac hanno mostrato che un gruppo minoritario può resistere a una decisione autoritaria dello Stato. (…)
Esemplare per la sua durata, il suo epilogo, ma soprattutto per le sue caratteristiche peculiari (pratica della disobbedienza, della non-violenza, della solidarietà, dell’autogestione e dello scherno), la lotta del Larzac ha conferito alla regione un potere simbolico forte, oggigiorno ancora molto vivace.
Perché se, per molti, la storia del Larzac si è conclusa con la vittoria del 1981, in realtà è continuata, più silenziosa, grazie alla vitalità di una comunità che ha saputo restare fedele ai suoi impegni iniziali.
La storia continua in principio negli anni 80 con il piano di sviluppo del territorio “liberato”, poi negli anni 90 con la sua gestione, per la quale il Larzac ha aggiunto al suo riferimento in materia di “resistenza popolare”, quello di “laboratorio politico e sociale”.»

La comunità si è consolidata in raggruppamenti fondiari agricoli (Groupements Fonciers Agricoles – GFA), al fine di acquistare terreni strategici nella zona prevista per l’espansione.
I finanziamenti per le acquisizioni furono raccolti vendendo particelle di terreno a cittadini simpatizzanti.

Fra questi simpatizzanti c’è, ovviamente, anche la mia padrona di casa, che al momento è formalmente proprietaria di un metro quadrato di terreno in Aquitania. Adoro questa donna!

venerdì 15 febbraio 2008

Parigini un po’ stundai?

Come è facile essere soli “in questo popoloso deserto che appellano Parigi” (come canta Violetta Valery nella Traviata).

È facile nel senso che lo spaesamento della grande città costringe spesso ad una solitudine forzata. Ma anche nel senso che, una volta soli, la città stessa offre molte opportunità per godere con piacere della propria solitudine.
I parchi sono pieni di gente che passeggia o legge, senza alcuna compagnia. E non è raro che i tavolini dei bistrot siano occupati da un singolo avventore solitario.
Insomma: gli abitanti, invece di cercare di essere più socievoli, cercano di trarre vantaggio dal proprio isolamento.
Ne consegue, tra l’altro, il clichè del parigino antipatico e sprezzante (clichè esteso, per contiguità, a tutti i francesi).

Ad ogni modo, ho l’impressione che la famosa inclinazione dei parigini ad essere un po’ arroganti ed altezzosi non sia dovuta al disprezzo verso il prossimo, bensì all’incapacità di instaurare rapporti con gli altri, nonostante lo si desideri.
Per usare una parola genovese, sono un po’ stundai.
Eugenio Montale ha dato un’ottima definizione del termine “stundaio”:

Atteggiamento tipico di orgoglio e timidezza, misto a diffidenza. La pratica quotidiana del mugugno, un certo complesso di inferiorità nei confronti dell’altro, bilanciato dal senso di superiorità morale.

Questa è solo una mia teoria. Alcuni italiani che vivono qua, dicono che i parigini sono semplicemente stronzi.
Ma bisogna sempre distinguere la causa dall’effetto….

mercoledì 6 febbraio 2008

Gli asini di Castelbuono

Questa sera, al telegiornale delle 20 di TF1 (una delle reti principali francesi), hanno trasmesso un servizio sul paesino siciliano di Castelbuono, provincia di Palermo.
Il piccolo villaggio é salito agli onori della cronaca perché impiega gli asini nella raccolta della spazzatura. Infatti gli asini sono molto più economici e silenziosi dei camion.
Il servizio, olte ad essere una curiosità da far crepare d'invidia Clemente Mimun e il suo "TG2 Costume e Società", metteva in contrasto la soluzione bucolica dell'ameno paesello con l'ormai onnipresente monnezza napoletana, che é valsa all'Italia l'ennesima sanzione UE.
In Italia hanno parlato degli asini di Castelbuono?

lunedì 4 febbraio 2008

I Francesi e Sarkozy : divorzio

Questo il titolo di oggi sulla prima pagina di Liberation, a commento delle fresche nozze fra Nicolas Sarkozy e Carla Bruni.
Dopo il matrimonio, il consenso del Presidente è calato di altri 13 punti.
Accanto al titolo, una grande vignetta. Il basso e racchio Nicolas stringe l'ammaliante Carla e dichiara: "Vi piace il mio potere d'acquisto?"

n.d.r. Questa storia del potere d'acquisto è l'ultima ossessione francese. In certi panifici parigini la baguette ha superato di gran lunga l'euro e sono tutti impazziti.

sabato 26 gennaio 2008

Veolia chi?

Come mi ero promessa (vedi post precedente), sono andata a leggere l'articolo scritto dal mio amico sulle pagine di italieaparis.net, riguardo lo smaltimento degli ormai celebri rifiuti napoletani.
L’articolo, oltre a fornire ai gallici un quadro generale della situazione, fa notare che la multinazionale francese Veolia sarà probabilmente l’unica azienda in corsa per l’eliminazione della spazzatura.
Si rimanda poi ad un interessante articolo di Antimafia dal titolo "Zanotelli: Allarme Veolia, la multinazionale vuole gestire rifiuti e acqua a Napoli".

Ma chi è questa Veolia?

Faccio una breve ricerca su internet e scopro la più grande compagnia idrica del mondo, che fornisce l'acqua potabile a 108 milioni di persone e ricicla i rifiuti per 74 milioni, sparsi in 84 paesi diversi.
Gestiscono persino il 20% dell’Acquedotto de Ferrari Galliera, quello che alimenta i “brunzin” genovesi!
Sul sito del gruppo italiano spiegano:

Il nostro impegno:
Soddisfare, giorno per giorno, le esigenze essenziali delle popolazioni nel rispetto delle risorse naturali.
Il nostro mestiere:
Siamo l'unico gruppo mondiale la cui attività sia completamente dedicata ai servizi all'ambiente e che sia in grado di declinare tutta la gamma nelle sue quattro componenti: l’acqua, la pulizia, i servizi energetici e il trasporto.
La nostra ambizione:
rafforzare la nostra posizione di n°1 mondiale dei servizi all'ambiente presso municipalità e gruppi industriali, ovunque nel mondo, proponendo soluzioni che abbinino efficacia economica, eccellenza tecnica e considerazione della dimensione sociale.

Ma che bravi, sono commossa.

Molto interessanti le informazioni trovate su transnationale, un sito che fornisce il profilo di 12000 aziende di tutto il mondo, con relativo “ethical ratings”.
Da qui risulta che Veolia vanta attività in 7 paradisi fiscali, è stata denunciata per 9 atti di delinquenza finanziaria, 6 atti di corruzione diretta o di lobbying, 3 pratiche dubbie in campo marketing e pubblicità e 3 atti di inquinamento considerevole.

E io che bevevo l’acqua del rubinetto per non alimentare le multinazionali delle acque minerali!!!

martedì 22 gennaio 2008

Ultime notizie

Mastella-mozzarella, papa-day, città-spazzatura e governi che cadono come foglie d'autunno.
In questi giorni, le notizie che filtrano all'estero sull'Italia sono più sconfortanti che mai.

In compenso, oggi un ragazzo italiano che vive qui mi ha fatto una rivelazione interessante: i giornali francesi si dilettano a spargere litri d'inchiostro sulla faccenda spazzatura a Napoli, ma nessun quotidiano gallico dice che una società francese ha intenzione di buttarsi nel business dello smaltimento di questi rifiuti.
Il mio amico scriverà un articolo al riguardo nel suo sito http://www.italieaparis.net/ .
Sono curiosa di saperne di più...

mercoledì 28 novembre 2007

Sciopero! Sciopero!

Venerdì scorso i rappresentanti dei lavoratori in sciopero hanno firmato un accordo per cessare le proteste. Due settimane di disagi e trambusto sfumati nel nulla!
Secondo la mia proprietaria, questo sciopero aveva un significato ideologico particolare: per la prima volta i manifestanti erano più determinati a portare avanti le agitazioni dei loro portavoce stessi, i quali, infatti, alla fine hanno ceduto a negoziazioni sfavorevoli.
Si trattava di vedere se il Piccolo Imperatore Sarkò è così onnipotente come lui per primo cerca di apparire. Gli esiti della vicenda non hanno smentito questa impressione.

I miei amici italo-francesi mi avevano avvertito, con un lampo di terrore negli occhi, che qui la “gréve” francese è leggendaria e temutissima. Non circola più un treno e spostarsi è davvero impossibile.
Martedì 23 ottobre, prima mattina di sciopero, avevo una delle mie ultime lezioni di francese all’Alliance Française. Abitavo ancora a sud del 15esimo arrondissement, a pochi kilometri dalla scuola, e ho pensato che se non avessi trovato nessun metrò, potevo comodamente arrivarci a piedi. Uhm… non è stato così comodo… Ho impiegato più di un’ora e sono arrivata sudata fradicia. A lezione eravamo 3 invece di 12!

La seconda ondata di scioperi è cominciata mercoledì sera 13 novembre e forse è stata peggio della prima. Almeno la prima volta era chiaro che non esisteva alcun mezzo di locomozione pubblico e che era inutile aspettare nelle stazioni e alle fermate. Questa volta, invece, hanno spalmato nel tempo le astensioni, garantendo un minimo di servizio sulla maggior parte delle linee, ma rendendo ogni singolo viaggio peggio di una spedizione nel Borneo.
Le metropolitane erano piene in modo angosciante e pericoloso. La gente, all’apparire miracoloso di un treno, si lanciava all’arrembaggio dei vagoni, rischiando di spiaccicare chi già era dentro. Spintoni e insulti. Leggende metropolitane fra i corridoi: “ pare che sulla 4 circoli un treno su due…”.

Disagi e tensioni a parte, lo sciopero ha offerto uno spettacolo interessante di civiltà e savoir-vivre.
I giornali hanno elogiato la capacità dei parigini di arrangiarsi e trovare sistemi alternativi per muoversi: pattini, monopattini, skateboard e biciclette.
E’ stato il trionfo dei velib’, le biciclette pubbliche sparse per tutta la città, affittabili a ore in modo semplice ed autonomo. Nonostante il prezzo del noleggio sia un po’caro (a mio avviso, almeno), queste bici sono diventate presto una moda. Non c’è niente di più “cool” adesso a Parigi che girare in velib’….
Di necessità virtù: la richiesta dei velib’ è raddoppiata nei giorni di sciopero.
Qualcuno ha addirittura proposto di mantenere questo “stile di vita ecologico e salutare” anche dopo lo sciopero… ma col cavolo!
Finito lo sciopero, l’interesse di tutti è ora rivolto agli scontri che stanno infiammando di nuovo la Banlieu. A sentire i telegiornali – allarmisti per definizione – pare che questa volta sia peggio dell’anno scorso. Un nuovo evento mediatico su cui concentrare l’attenzione di noi cittadini annoiati. Evviva!

domenica 11 novembre 2007

La Casa Francese

La scarsa igiene della case inglesi é giustamente proverbiale, ma non bisogna sottovalutare il livello di lercio e di disordine che riescono a raggiungere le abitazioni francesi.

La casa dove mi trovo adesso ne é un esempio perfetto: gnocchi di polvere che si sono organizzati in un sindacato, una patina indefinita e inamovibile su tutte le superfici, un disordine pittoresco dove si depositano leggiadri chili e chili di peli di gatto.
Per pudore, allego un'immagine del cortile interno che si vede dalla cucina. Preferisco evitare la visuale sulle macchie di epoca napoleonica che ricoprono le piastrelle, anche se hanno creato una decorazione inedita....

Nonostante il caos e lo sporco, questa casa mi é piaciuta subito appena l'ho vista, perché era evidente che non avrei dovuto portare le pattine.
Insomma, qua mi trovo bene!

lunedì 29 ottobre 2007

Umorismo belga

In Francia i Belgi sono i protagonisti tonti delle barzellette, come da noi i carabinieri.
Eppure anche loro hanno delle battute interessanti sui Francesi.

Per esempio:

Come si fa a diventare ricchi?
Si compra un francese per quello che vale e lo si rivende per quello che lui stesso si stima.

giovedì 19 luglio 2007

Sono i giapponesi che tengono in piedi la Tour Eifell

La cosa più divertente che si può fare dalla terrazza del Trocadero, di fronte alla Tour Eifell, è osservare i turisti che si fotografano a vicenda con la torre sullo sfondo.
I più creativi e scatenati sono i giovani giapponesi. Come invasati, trovano le pose più bizzarre e demenziali che mente umana possa concepire.
Ecco una carrellata di esempi:



domenica 15 luglio 2007

VIVE LA FRANCE!

Presa della Bastiglia 218 anni dopo: c’è un mare di gente ovunque.
Finalmente non solo i turisti a scatenarsi con le macchine fotografiche, ma anche i parigini.
Molti si riuniscono in grandi gruppi per fare pic-nic sui prati de Les Invalidese e dei giardini de le Tuilerie.
E’ una bella occasione per vedere la città animata fino a notte tarda e girare con tranquillità in tutte le strade.
La bandiera francese sotto l'Arc de Trionphe-Place Charles de Gaulle

14 luglio tamarro

I famosi fuochi d’artificio, invece, sono stati una delusione.
Ammetto che non ero sistemata nel posto giusto (la prossima volta mi metto sul Ponte d’Alma) e, benché sia arrivata un’ora e mezza prima, tutti i posti lungo i parapetti del Ponte e della Senna erano già occupati (c’è gente che si porta la sedia…). In più, all’ultimo minuto mi si è piazzata davanti una tipa massiccia con un testone enorme.
Premesso quindi che la visibilità non era ottimale, lo spettacolo è durato solo mezz’ora e non l’ho trovato così speciale. La gente intorno, invece, era entusiasta.
Sarà che noi italiani siamo abituati ad assistere ad ottimi spettacoli pirotecnici, ma dalla Ville de Paris mi sarei aspettata molto di più.
Non sono campanilista e non mi piace fare paragoni, ma in proporzione i fuochi che fanno a Recco il 6 settembre sono molto più grandiosi….
I miei amici parigini si sono giustificati dicendo che, da qualche anno, preferiscono farne sparsi contemporaneamente in più luoghi. Per di più, ne avevano fatto anche la sera prima. Così, spezzettando le risorse, alla fine si ha poco di tutto.

Gentile Amministrazione parigina,
i fuochi d’artificio sparati dalla terrazza del Trocadero in occasione del 14 luglio, sono da Voi celebrati come l’apice dei festeggiamenti in onore della principale Festa nazionale francese.
La gente aspetta immobile e con fatica per diverse ore, per trovare i posti migliori.
Migliaia di persone si accalcano nelle strade per ammirare lo spettacolo.
Al termine dell’evento, le suddette migliaia di persone si riversano nelle stazioni della metropolitana, sgomitando, sudando, schiacciandosi al limite del soffocamento, dando vita a scene tragiche tipo evacuazione pre-attacco nucleare.
Ora Vi domando, Gentile Amministrazione parigina, perché disperdete le energie in numerosi piccoli avvenimenti, con risultati inferiori alle Vostre sublimi possibilità, quando vi sono persone che hanno atteso pazienti per ore, oppure sono giunte apposta da ogni angolo del Pianeta, al solo scopo di poter assistere ad un evento davvero fuori dal comune?
Speranzosa di aver recato un suggerimento utile al miglioramento degli eventi futuri, ringrazio per la cortese attenzione e porgo distinti saluti.

La folla sul Ponte de l'Alma il 14 luglio

domenica 8 luglio 2007

Dal paesello al bordello

Ieri sono arrivata a Parigi.
La mattina ero ancora nel placido paesello vosgiano, a mangiare squisite mirabelle allo sciroppo.
Il pomeriggio, il TGV mi ha portato, in sole 2 ore e un quarto, nel mezzo del casino più assoluto. Ah, il progresso!
Dopo 20 giorni passati fra mucche e campi di grano, l'impatto con la città è stato sconvolgente.

Nonostante tutto, il mio proposito di trasferirmi qui rimane immutato...
à bien tôt!!!

Visione del mattino Visione del pomeriggio